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GIGI

Orsù viandante lascia qui il segno del tuo passaggio...
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-.-wrote:
un caro saluto dal tuo amico e un augurio di un buon fine settimana
Oct. 4
GIGIwrote:
Fratelli di ugual madre e di medesimo padre!
A presto!
G.
Jan. 29
Ciao gigi,scusa se te lo kiedo ma mi hai fatto capire ke siete "fratelli"?Cmq gli darò 1okkiata a quel blog anke xkè leggendo il nome con cui avete kiamato il vs blog sn scoppiato a ridere,nn sò xkè!!!Sorriso Notte compà!!!
Jan. 29
Gigi,grazie x essere passato da me anke se nn ci conosciamo.Ho intravisto xò ke 6 1amico di Marco.Cmq a parte tutto x quanto riguarda il uo commento sull'intervento del fumo,prima o poi vedrò di toglierlo stò vizio di merda.X quanto riguarda l'altro "INTERVENTO"....Non sono mica 1Masturbetor,sono 1Inseminator e lei c'è l'ha quadrata,CAPITO MI HAI,nn c'è l'ha rotonda cm tutti!!!AHAHAHAHAHAHAHA.....minkia l'ho visto senza esagerare 30 volte quel video e mi fà crepare dal ridere!!!Cmq spero di rileggerti spesso,alla prossima fratello!
Jan. 26
GIGIwrote:
Qualcuno conosce il TURCO?
Jan. 24

parola e senso

o le cose a modo mio...
Photo 1 of 53
May 10

Cerchi lavoro? (2)

Mi sono documentato. Ho scoperto che il manipolo di lestofanti che ho citato nel post di ieri si chiama in realtà Gruppo Rad, ha effettivamente sede a Padova e questo è il loro sito internet: www.grupporad.it 
Solo che oramai sono talmente sputtanati che per il recruiting usano ogni volta nomi e presunte ragioni sociali sempre diverse!
Ho trovato degli interessantissimi forum (potere della Rete!) zeppi di testimonianze di persone venute a contatto con questa realtà.
Leggete qua...
 
 

Ciao a tutti, ho 30 anni e ho lavorato per il Gruppo Rad giusto 2 anni fa per un paio di mesi, e come vedo le cose non sono cambiate. Consentitemi di darvi qualche consiglio a riguardo.
Le caratteristiche del lavoro sono le seguenti (i compensi che inserisco sono quelli del 2005, presumo che nel frattempo siano aumentati):
- orari: ci si trova in sede alle 8 di mattina (alle 7:30 i più anziani), poi dopo la riunione si parte e si rientra in sede alle 19, dopodiché si scaricano i contrati e si esce per le 20; pausa pranzo a discrezione del lavoratore;
- mansioni: vendere contratti H3G ed Albacom in tutte le attività commerciali di una determinata zona, insegnare il mestiere ai nuovi arrivati;
- retribuzione: per le ricaricabili 15 € netti all'una, per gli abbonamenti 40 € lordi l'uno, per la telefonia fissa si parte da 15 € fino a 400 € per contratti aziendali su più linee (non entro nei dettalgi tecnici); le spese di carburante, telefono, ecc. sono a carico del lavoratore; contributo fisso di circa 400 € lordi ma solo se si supera un numero di contratti al mese;
- inquadramento: contratto di collaborazione, rescindibile dalle parti senza preavvisi, i contributi vengono versati solamente se il lavoratore fattura più di 5.000 € l'anno;
- possibilità di carriera: si entra come promoter, se si mantiene una media di almeno 5 contratti al giorno per un paio di settimane si diventa trainer, ossia ci si può creare una squadra; se un trainer riesce a formare altri tre trainer che riescono a mantenere un'elevato standard di produzione si può diventare manager, ossia aprire un proprio ufficio.

E adesso vi elenco tutte le balle che vi raccontano dal momento in cui leggete l'inserzione sul giornale:
- non si tratta di marketing, logistica, ecc., cercano solo promoter;
- al colloquio vi diranno che ci sono posizioni aperte per lavoro in sede, non è vero, il lavoro è sempre e solo fuori sede, in giro per le città;
- nella giornata di prova vi diranno che le zone da servire sono state scelte accuratamente in base alle comunicazioni pervenute all'H3G, non è vero, le zone sono sempre le stesse e ogni tre mesi si ripetono;
- le ferie non sono previste, così come la malattia non è ben vista, e al vostro rientro potrebbero darvi il benservito;
- diventare manager è praticamente impossibile, anche perché il mercato è ormai saturo;
- le provvigioni a volte vengono pagate dopo mesi e non subito.

Fate poi attenzione ad un particolare importante: sarete tentati a vendere a truffa, perché è facilissimo e vedrete molti colleghi che lo faranno, vi dico solo che nei due mesi in cui ho lavorato ho visto decine di cause civili contro l'azienda per truffe da parte dei promoter.

Altra cosa: vi faranno il lavaggio del cervello. Non sentirete mai un lavoratore del Gruppo Rad che riesca a parlare del suo lavoro in modo obiettivo, visto che dalla mattina fino alla sera viene inondato di banalità del tipo "ce la farai, diventerai ricco", "noi siamo i migliori, non come quelli sfigati che stanno in scrivania 8 ore al giorno per 1.200 €", "se tu ci credi, tra tre mesi sarai manager e guadagnerai 25.000 euro al mese". Non fategliene una colpa, io ci sono passato e quando lavori lì non ti rendi conto di come ti prendano in giro.

Quindi, in conclusione, se siete giovani e cercate un lavoretto per qualche mese ben retribuito (sempre se siete portati alle relazioni col pubblico), allora andate pure, altrimenti, se pensate di avere trovato il lavoro della vita, ci siete cascati pure voi! D'altra parte nessuno ti regala niente.

Ciao a tutti

 
Anche questa mi è piaciuta molto..
 

ooooooh Juice RAD JUICEEE!!
quanto sono scemo!
per circa un anno ho urlato quella frase!
io ero trainer..ma con una particolarità... ero considerato dal mio manager quello che viene definito in gruppo rad l'ASSISTANT MANAGER...
ovvero quello che conosce tutto ciò che prevede gli aspetti contabili e burocratici di ogni filiale...
quindi so alcune cosuccie interessanti...
prima di tutto chiariamo una cosa.. gruppo rad come si dice nn ha inventato alcun metodo e alcun sistema.. in quanto è la copia sputata di quello americano. dalla montatura che viene fatta a ogni persona fino ad arrivare al "lavaggio del cervello"...
mi ricordo ancora il mio primo giorno... mi venne detta una frase dal manager: "guardalo qua il nostro antonio, sei proprio bello vestito così..." all'inizio non capii... ma poi ci arrivai.. era l'inizio di una lunga serie di lusinghe volte a far considerare alla persona RAD al centro di tutto, RAD sopra tutto e RAD come stile di vita...
rad è una holding piramidale: sopratutto c'è gruppo rad poi sotto ci sono blue juice (sotto la quale ci sono tutti i vari uffici che trattano h3g bt tele2 e sky) e derby energia (sotto la quale ci sono i vari uffici che trattano sorgenia bt e sky)...
questa struttura è fatta per un solo motivo: in caso di fallimento di un ufficio o di una società..nessuno tocca gruppo rad..
la gerarchia è la seguente:
COLLOQUIO (è palese)
ALLENAMENTO (fase di giornata di osservazione)
RETRAINING (primo giorno di lavoro in cui si vede se la persona è adatta..e sembrerà strano ma serve anche per vedere con che abiti ci si presenta in ufficio..molta gente del mio ufficio è stata licenziata a causa dei vestiti..)
PRIMO LIVELLO (inizia la fase in cui si pensa solo a guadagnare e ad apprendere)
TRAINER (si è abilitati a fare selezione e formazione -anche se in realtà non si è ancora pronti..)
ASSISTANT MANAGER (aiutante del manager)
MANAGER (che in realtà sarebbe AGENTE DI COMMERCIO)
SOCIO DEL GRUPPO (ATTENZIONE.. NON SI DIVENTERA' MAI SOCIO DI GRUPPO RAD ma solo di blue juice e derby energia)
gruppo rad è formato dal presidente, il vicepresidente 70 dipendenti che sono i cosidetti manager..
il resto delle cosidette 2000 persone sono collaboratori e legalmente disoccupati..
in realtà i manager sono agenti di commercio stipendiati regolarmente di 9000 €.. che servono per pagare le spese (enel, telefono, carta affitto.. ecc...)..
ogni manager ha una segretaria da lui stipendiata e regolarmente assunta..
quando una persona deve essere promossa a manager, il suo manager deve investire 10000 euro per aprirgli l'ufficio , arredarglielo e pagargli 3 mesi anticipati di affitto e affitare (pagando 3 mesi anticipati di affitto) una "foresteria" (casa dell'azienda).
il carissimo utente che elogia rad ha affermato che guadagna 2500 euro al mese..
ma sono pochi!! io ne guadagnavo 3500..
ma visualizziamo meglio questi 3500 euro:
una persona che cammina per 12 ore, che deve comportarsi in un certo modo per 12 ore.. raccontare balle per 12 ore e stare attento ai vari primi livelli e allenamenti.. in poche parole quei soldi te li guadagni!!non te li regalano..
ma tenderei a puntualizzare una cosa..
io ho fatto un calcolo: ogni giorno spendevo : 10 € per il pranzo, 10 per la colazione (un trainer deve dimostrare leadership e offrire la colazione), 10 di benzina, 5 euro di autostrada e 10 di ricarica.. che h3g si guarda bene da regalare.. più c'è da considerare le varie spese extra.. NON SI PUO' non uscire a cena col manager, NON SI PUO' non andare in discoteca col manager..ecc ecc..
quindi se ogni giorno spendi sui 45-50€(calcolando anche le volte che ci si ferma con la bocca impastata a qualche bar a bere perchè si ha parlato troppo) per un totale di 22 giorni lavorativi hai una spesa fissa di 1100 euro..MENSILE!!
complimenti!!
ricordo che le ricaricabili vengono pagate al momento.. e come si sa.. è umano che chi ha in tasca soldi..li spende in stronzate!! (anche perchè dopo che uno per una settimana ha mangiato solo panini.. al sabato e domenica.. mangia al ristorante!!)
poi carissimo.. le tue frasi..
CERTO MANAGER, SI MANAGER, OK MANAGER, D'ACCORDO MANAGER.. sono tutti dei modi di sottomissione.. è un comportamento da leccaculo..
il mio manager un giorno mi ha mandato in giro senza telefoni e solo con contratti di telefonia fissa bt solo perchè il giorno prima (che era domenica) non gli avevo risposto al telefono
...ero a letto con la mia ragazza...
considerazioni a voi.. se avete qualche domanda fatela pure.. io scriverò presto altri aneddoti e altre delucidazioni in merito..
un grande juice a tutti!!

 
Capito?
BOICOTTIAMOLI!
TELEFONATE TUTTI AL 070/680911, OPPURE ANDATE IN VIA MAMELI, 126/a A CAGLIARI! PRENDETE UNA MAREA DI APPUNTAMENTI PER COLLOQUI E ANDATECI! FATE PARLARE IL FIGHETTO E POI FATEGLI CREDERE CHE ANDRETE ALLA GIORNATA INIZIALE! POI TELEFONATEGLI E MANDATELO A CAGARE!
Inoltre.
Se guardate sul sito il Gruppo Rad ha la sua sede a Quartu S.Elena in via Panzini, 71 Tel. 070/8696136.
Chiamate anche loro e subissateli di domande su quello che fanno.
Riderete!
Vostro.
G.
May 09

Cerchi lavoro?

Heilà! Qualche mese di pausa.... non ci sono motivi, solo mancanza di cose da scrivere e siccome quando uno le cose da scrivere se le cava con le tenaglie per forza, annoia da morire allora, semplicemente...evito!

Ho qualcosa da raccontarvi.

Stasera ci sono cascato anch'io!

Stamani sfogliando un sito di offerte di lavoro trovo un interessante annuncio: un'azienda internazionale che in occasione di una fantomatica "apertura a Cagliari" la mia città, cercava e assumeva full time t.i. addetti all'amministrazione, magazzino, gestione clienti. Otto per l'esattezza. Chiamare il numero di telefono.

Chiamo incuriosito e mi danno un subitaneo appuntamento per le 16.45 di questa sera. Che tempismo! Non mi hanno neanche chiesto come mi chiamavo! Stampo l'annuncio e vado. Per strada, di fronte al portone, altri 4 o 5 ragazzi che attendono e timidamente scambiano due parole tra loro. Loro sono in anticipo penso. Io sono in orario e salgo le scale.

Mi accoglie una tristissima segretaria in un ufficio anonimo (sembrava preso in affitto 2 giorni prima!) con delle casse appese e musica a palla.

La signorina mi chiede se ho un curriculum appresso. Glielo fornisco. Qualche minuto dopo esce un ragazzetto davvero giovane in abito economico e camicia colletto e polsi bianchi stile Michael Douglas in "Wall Street". Mi stringe la mano energicamente (troppo! cazzo ti stringi, oh!) e mi dice "posso chiamarti solo Luigi?" Glielo consento un pò perplesso. Noto che sulla scrivania da quattro soldi nella stanzetta compare in bella mostra la chiave di una Mercedes e un telefonino di ultima generazione.

Inizia a parlare e da lì in poi è un fiume di parole confuse e miscelate velocemente appositamente per rendere il discorso poco chiaro, del quale carpisco poche cose tra le quali "la sede a Padova", "importazione di beni e servizi" (perchè i servizi si importano anche?), "H3G, lavoro esterno, importanti clienti tra i quali anche la Juventus!"

Come ha finito mi chiede disponibilità di una giornata intera dalle 8 alle 19 per iniziare a vedere il "lavoro esterno".

Allora: lavoro in azienda dal 95, ho svolto attività di vendita precedentemente,  ho lavorato per una importante azienda milanese come quadro. Ma lì mi sono sentito veramente un pollo. Ho realizzato tutto. Mi son fatto inculare, da vecchia volpe quale sono...PORCATROIA!

Capendo di non aver nulla da perdere ho perso la maschera del timido, ho cavato dalla borsa blocco appunti e penna, e sorridendo beffardo ho sparato al ragazzetto il controinterrogatorio!

Ho sfoderato la stampa dell'annuncio e ho chiesto al ragazzetto quale attinenza avesse il discorso sconnesso appena pronunciato con il contenuto dell'annuncio. Gli ho chiesto di qualificarsi e di dirmi il suo ruolo nell'azienda.

Gli ho chiesto, inquadramento, retribuzioni, la ragione sociale dell'azienda, indirizzo della sede, nome del responsabile delle Risorse Umane. Gli ho chiesto di avere un mansionario della figura da loro cercata.

Lì è entrato in crisi. Ha quasi interamente ripetuto la pappardella diventando rossissimo in volto.

Mi sono alzato e sempre sorridendo ho fatto "non va bene" scuotendo la testa.

Ho salutato urbanamente invitandolo in presenza della "segretaria" a evitare di pubblicare annunci fuorvianti facendo leva sulla drammatica necessità di posti di lavoro di cui l'Italia soffre.

Scendendo le scale ho pensato al colpo di coda.  Come sono arrivato giù ho impattato il gruppetto ri ragazzi in attesa di colloquio e li ho resi edotti del tenore del colloquio e dell'offerta "ingannevole" del damerino. Di come sarebbero stati reclutati per andare in giro in giacca e cravatta (comprate da loro come investimento iniziale!) per aziende e attività commerciali a proporre  il videofonino 3 di ultima generazione a costi impossibili. Di come i tizi furbetti li avrebbero prima inquadrati come procacciatori e nel breve avrebbero tratto dal loro entusiasta lavoro iniziale contatti e contratti bastevoli, e di come li avrebbero scaricati alla prima occasione e alla prima richiesta di quel "full time" e di quel t.i. tanto agognati! Di come il loro lavoro non sarebbe mai stato pagato perchè i contratti e i clienti secondo i "trainer" risultavano non attivi! E tante altre belle puttanate!

SONO SCAPPATI TUTTI!!!

Infine mi chiedo: ma è VERAMENTE LEGALE QUESTO MODO DI FARE? PERCHe' LE ASSOCIAZIONI DEI CONSUMATORI NON SI OCCUPANO DI QUESTO FENOMENO?

ALLORA IO STI PEZZI DI MERDA LI SPUTTANO.

STANNO A CAGLIARI, VIA MAMELI, 126/A. NEL CAMPANELLO C'E' SCRITTO M.L.COMMUNICATIONS. Il loro numero di telefono è 070/680911. Se avete qualche ora libera e vi va di sfogarvi un pò andate e prendete appuntamento! Dopo di chè prendete appuntamento per la giornata di inizio "lavoro esterno" e poi MOLLATELI!!!! Vedi che incazzo quando al tipo gli salta la giornatina "motivazionale" con quattro o cinque ragazzi disperati!

Io inizio l'azione di disturbo da lunedì!

Vista la impressionante vicinanza della mia esperienza con quelle di altri è chiaro che in tutta Italia con nomi diversi fanno la stessa cosa.

Guardate un pò stò blog.

http://paolopappalardo.wordpress.com/2008/03/04/cerchi-lavoro-attenzione-a-studio21-blue-juice-gruppo-rad/#comment-189

 

Non ci cascate!

Affettuosamente Vostro

G.

February 12

El Sentido y la Razòn

Amici! é nato El Sentido y la Razòn, nuovo blog a firma del sottoscritto. Perchè un nuovo blog? Perchè ogni tanto si deve cambiare...
Quindi foto nuova con baffo anni '70 e un nuovo contenitore dove farneticare un pò.
Un altro motivo è che qui su MSN il buon Bill non permette che si commenti ai post se non si è iscritti a MSN appunto. E questo non mi va tanto tanto giù, capirete...
Su Splinder invece sono possibili commenti anonimi anche se non si è registrati.
Tant'è.
Beccatevelo. E se no vi piace....DITELO!
G.
 
pp
February 08

Genio

Questo è genio.
 
 
 
 
luttazzi_decameron
January 29

Patricia Verdugo: una ferita aperta

FOTO PATRICIA VERDUGO
 
Il tredici gennaio scorso si è spenta a Santiago del Cile, dopo una lunga malattia, Patricia Verdugo, 61 anni, scrittrice e giornalista che fino all’ultimo giorno non ha smesso di scavare nelle orride cantine traboccanti scheletri di Augusto Pinochet.
Minuscola, luminosa, grandi occhi concreti e limpidi che non si staccavano dagli occhi coi quali stava parlando.
Ha sempre guardato la realtà con la determinazione di chi vuol capire perché il suo Cile continua a nascondere i delitti organizzati dalla società considerata perbene: militari fedeli alla patria, imprenditori di talento, banche e giornali.
Non si rassegnava al silenzio dei segreti di stato che ancora annebbiano la convivenza cilena.
Era ancora ragazza e una sera il padre non è tornato a casa. Nella casa di Calle Bucarest 187, villa con giardino perché l’ingegner Verdugo dirigeva un ente di stato ma per salvare il posto non pensava fosse necessario svolazzare attorno ai protagonisti del colpo di stato contro Allende. Taceva, e il silenzio lo ha condannato.
Da quel giorno Patricia scrive un diario che, col ritorno della democrazia, diventa un libro  "Bucarest 187" , pubblicato trent’anni dopo anche in Italia da Baldini Castoldi Dalai.
Comincia dalla ricerca del padre: vuol capire chi lo tiene prigioniero. Un militare amico scuote la testa dopo aver calcolato le ore della sparizione: "troppo tardi, l’hanno ucciso".
Allora Patricia fa il giro di obitori, ospedali, discariche clandestine alla ricerca del corpo. Da quel momento la sua vita cambia. Resta segnata dai ricordi, dalla malinconia ma anche dalla rabbia di chi non si rassegna: vuol sapere chi e perché ha inventato il mostro. Trent’anni di inchieste e libri. Fino all’ultimo giorno non si è arresa. Dall’ospedale scriveva agli amici: "nel coma farmacologico ripasso come un sogno la mia vita".
Scavava da quando il superpotere militare puniva ogni curiosità con la morte, la sparizione, la cancellazione. Ha superato muri che sembravano imperforabili: militari dall’anima nera, ma non solo.
Il silenzio degli incolpevoli coinvolge ambienti che vogliono dimenticare. Pericoloso sfidarli. Ancora politici, ancora banche, ancora giornali e Tv. Vogliono cancellare la memoria per far crescere al buio le nuove generazioni e una intellettuale che non smette di ricordare e vuol sapere imbarazza i protagonisti della pacificazione. Meglio lasciar perdere, perché insistere? Questo il consiglio di giornalisti immacolati che le vogliono bene ma che non vogliono grane.
Invece Patricia insiste. "Los zarpazos del puma",  "Gli artigli del puma"  ( in Italia Sperling e Kupfer ) documenta il primo massacro organizzato da Pinochet e dai suoi generali.
Elicotteri Puma, ormai tristemente noti all'immaginario collettivo cileno, salgono al nord: imprigionano, fucilano e nascondono i corpi nelle miniere abbandonate. Il terrore è l’arma consigliata dagli esperti di Washington, l'onnipresente CIA.
I suoi libri vincono award negli Stati Uniti, i giornalisti di Washington ne festeggiano le conferenze, il giudice Garzon le chiede di portare a Madrid i documenti che ingabbiano a Londra Pinochet, ma nella Santiago della democrazia il suo nome resta tabù. Nessun giornale ne accetta articoli, nessuna Tv la intervista anche se "Gli artigli del puma" e "Bucarest 187" vendono a Santiago più di centomila copie come mai era successo ad uno scrittore cileno.
Il giudice Jaime Guzman, incaricato di processare il Pinochet tornato in libertà dall’Inghilterra, vuole interrogarla. E i carabinieri un mattino scuotono la sua porta con un foglio in mano. Patricia rivive le vecchie paure anche se sa che Guzman è un borghese tranquillo, madre pianista, padre pittore e amico (non politico) di Neruda, eppure ha avuto il coraggio di rompere il silenzio della casta per rinviare a giudizio l’orribile padre della patria superprotetto dalle consorterie.
Quel mattino Patricia segue i carabineros con un’ angoscia "irrazionale ma che ogni volta risale dal passato. Mi accompagnerà fino alla morte".
E’ venuta in Italia tante volte per raccontare le storie nascoste che non smetteva di portare alla luce. Ascoltandola, i lettori se ne innamoravano. Il successo della Fiera di Torino, le piazze dell’Emilia, gli incontri di Roma e Milano. Chiara, appassionata, indignata. "Posso scrivere solo libri, il resto mi è proibito, ma non voglio smettere di documentare la disperazione di un passato che non muore nel presente. Per far sapere ai figli cosa è successo ai padri".
Le sue testimonianze sono apparse sull’Unità alla quale non ha smesso di collaborare: l’ultimo articolo, sei mesi fa: "Sto per compiere 60 anni, voglio dire ancora qualcosa". E di cose Patricia ne aveva da dire, e tante.
Pubblico un suo bellissimo articolo apparso su DWeb di Repubblica ad agosto 2003, occasione del Trentennale del Golpe. Abbiate la pazienza di leggerlo. Non ve ne pentirete.
 
"Non ho quasi parlato quel martedì 11 settembre 1973. Non mi uscivano le parole. Ma in un paio d'ore, quel giorno, sono diventata "allendista", umile ammiratrice del Presidente Salvador Allende, senza bisogno di credere alla dottrina marxista né di partecipare a riunioni dei partiti socialista o comunista. Ero in casa, con i miei due figli piccoli in braccio. E ho visto in televisione il bombardamento del palazzo della Moneda, poi ho guardato dal cortile i caccia da guerra che attaccavano con missili la residenza di Allende, a pochi isolati dalla mia. Più tardi, hanno comunicato ufficialmente che il Presidente era morto... Quel martedì ho bevuto litri di caffè e devo aver fumato più di un pacchetto di sigarette. I miei bambini piangevano a dirotto, spaventati dal rumore di elicotteri e aerei. Noi genitori gli avevamo senza dubbio trasmesso la nostra paura. Gli annunciatori ufficiali informarono che i cittadini potevano imbandierare le case in segno d'appoggio al colpo di Stato militare. Passò un vicino a convalidare l'"ordine". Ricordo che mio marito mi guardò e io dissi: no. La mia casa rimase senza bandiera, come una dichiarazione di dissidenza. Col coprifuoco in vigore ci mettemmo a distruggere "documenti" compromettenti: libri sulla cui copertina compariva la parola marxismo, dischi di cantanti di sinistra, riviste, persino gli appunti sul marxismo che avevo preso a lezione, in università. Mentre radio e tv ritrasmettevano i proclami della Giunta di Governo e gli elicotteri facevano tremare il soffitto con i loro voli radenti, mi ripetevo mille volte una domanda: sta davvero accadendo tutto questo nel mio Paese? Non mi sembrava possibile, benché le immagini dal video me lo confermassero. Avevo 25 anni ed ero convinta che il Cile potesse risolvere i suoi conflitti senza pallottole fratricide. Ero stata educata, come tutti, al rispetto della democrazia, della Costituzione e delle leggi. Formavamo parte di un Paese che si vantava di essere "povero, ma istruito", al punto da avere due premi Nobel per la letteratura: Gabriela Mistral e Pablo Neruda. Tanto istruito che la biblioteca era il luogo più sacro nelle case della vasta classe media cilena. Un Paese altamente politicizzato, in cui due terzi dei cittadini erano risolutamente progressisti. Infatti avevamo condotto tra il '64 e il '70 una "rivoluzione nella libertà" e poi avevamo scelto - nelle urne elettorali - di portare avanti la prima esperienza al mondo di socialismo democratico. È vero che, nella crisi politica del '73, circolavano voci di guerra civile e colpo di Stato. Ma è anche vero che la maggioranza dei cittadini non credeva a tale possibilità. Al più si poteva immaginare un golpe incruento, i comandanti delle varie armi che andavano alla Moneda per ingiungere al presidente Allende di abbandonare il Paese in un gesto patriottico, mentre loro "rimettevano in ordine la casa", in effetti abbastanza caotica tra tanti scioperi e mancati rifornimenti di prodotti di prima necessità. La questione è che la maggior parte di noi non sapeva cosa fosse realmente successo. Non sapevamo che alla Casa Bianca il presidente Nixon e il suo consigliere per la sicurezza, Henry Kissinger, avevano deciso che in Cile si doveva spargere molto sangue. L'avevano deciso persino prima che Allende assumesse il potere come Presidente. Fino al punto da inviare per valigia diplomatica, nell'ottobre del 1970, i mitra e le munizioni per eliminare il capo di Stato maggiore dell'esercito, generale René Schneider, principale ostacolo nel progetto di colpo di Stato militare. Eravamo lì a sentire i primi brividi, trent'anni fa, ignari dell'origine e della portata del complotto. Perché nel bombardamento della Moneda si anticipava la crudeltà senza limiti della dittatura del generale Pinochet. Anche così, migliaia di dirigenti di sinistra rimasero aggrappati all'"idea di nazione" che ci avevano inculcato. Lo prova il fatto che, quando i loro nomi apparvero nelle liste dei ricercati diffuse dai militari, si presentarono volontariamente al commissariato o alla caserma più vicini. Ministri, parlamentari, sindaci e consiglieri comunali, amministratori di aziende statali, leader sindacali e dirigenti studenteschi. Confidavano nella legge, nello Stato di Diritto, non immaginavano nemmeno lontanamente ciò che li aspettava... Per cancellare ogni traccia del sogno di un socialismo democratico, la dittatura inoculò dosi crescenti di terrore. Uccidere prigionieri senza nemmeno la sentenza di una corte marziale. Stabilire una catena di carceri segrete con raffinati metodi di tortura. Far scomparire i corpi e gettare le famiglie in uno stato di tragica incertezza: dove sarà, lo staranno maltrattando, avrà fame o freddo? Ho intervistato decine di madri e mogli che, parecchi anni dopo, continuavano a porsi quelle domande. Ancor di più. Di notte lasciavano una finestra socchiusa, casomai il marito o il figlio rincasassero. Lavavano e rilavavano i loro vestiti, aspettando il ritorno. Sferruzzavano persino, preparandogli sciarpe. Un'anziana contadina perse in una sola notte quattro dei suoi figli, arrestati dai militari. Aveva il volto scavato dai solchi del pianto. Mormorò una frase, definendo il suo dolore "una ferita aperta". E quello fu il titolo del mio primo libro, che denunciava casi di detenuti scomparsi. Lo pubblicai nel '79 e la dittatura lo censurò. Solo nell'83, sulla spinta delle proteste popolari, è stata tolta la censura sui libri. Ho potuto così scrivere sui crimini e persino indagare su una strage in cui l'impronta digitale di Pinochet era evidente. Ho ottenuto, ancora sotto la dittatura, che un generale e vari alti ufficiali mi fornissero le prove. Con Gli artigli del Puma (il titolo allude all'elicottero militare Puma) ho dato il mio contributo affinché Pinochet sedesse finalmente sul banco degli imputati. Ma c'è un delitto su cui non ho mai potuto scrivere durante la dittatura: l'omicidio di mio padre, avvenuto nel luglio '76, quando la tirannia durava già da tre anni. Come un chirurgo che non deve mai aprire il corpo amato, per quasi due decenni mi è stato impossibile indagare sulla sua morte. Accanto al letto tengo un suo ritratto dallo sguardo mite. Lo saluto ogni mattina e ogni sera. E ogni mese di luglio, da 27 anni, sprofondo nella tristezza, accentuata dal freddo del grigio inverno che copre Santiago. L'arrestarono a casa sua e per due giorni risultò desaparecido. Non ci fu modo di sapere in quale prigione o campo di concentramento si trovasse, benché suo fratello fosse un alto graduato dell'esercito. Bussai a tutte le porte della dittatura a me accessibili, ma ricevetti soltanto silenzi o sguardi evasivi. Poi il suo cadavere ricomparve, senza documenti, nel fiume Mapocho, il tumultuoso torrente color caffè che attraversa la capitale. Si chiamava Sergio Verdugo, era ingegnere e presidente del sindacato dei lavoratori dell'impresa statale che costruiva scuole. Militava nel Partito Democratico Cristiano. Aveva appena 50 anni. Ricordo come fosse oggi il suo volto dietro il vetro della bara. L'ho percorso millimetro per millimetro cercando indizi della tortura. E nella follia del dolore ho ringraziato i suoi assassini per averci restituito il corpo. Perché la scomparsa era una tortura senza fine. La mia famiglia ha dovuto attendere più di due decenni per aver diritto a un processo. E siamo riusciti a sapere che il delitto è stato commesso dai servizi segreti dei carabineros. L'esecuzione di mio padre fu decisa perché il suo operato in difesa dei diritti dei compagni di lavoro li aveva convinti che fosse un comunista. Semplicemente così. Lo torturarono nel "sottomarino", immergendogli la testa in un barile d'acqua fino a ucciderlo. I suoi aguzzini sono stati amnistiati nel '96, poiché in Cile resta in vigore l'amnistia dettata dallo stesso Pinochet. Un giornalista non può svolgere la sua professione se non c'è libertà e Stato di Diritto. In una dittatura, di qualunque segno, è obbligato a essere un dissidente e lottare per il recupero della democrazia e dei diritti umani. Non c'è altra strada. Per molti anni, ho utilizzato i migliori strumenti comunicativi a mia disposizione per raccontare ciò che era successo nel mio Paese. L'ho fatto su riviste dissidenti e nella maggior parte dei miei undici libri. E certo mi ha aiutato la condizione di figlia di una vittima, perché sapere cosa si prova è una potente chiave per varcare la soglia e mettersi nella pelle degli altri. Per esempio nella pelle di Carmen Vivanco, che nel giro di pochi giorni perse il marito, il figlio, il fratello, la cognata e il nipote. Cinque prigionieri desaparecidos. La casa di questa donna divenne l'Associazione di Famigliari, attiva durante la dittatura grazie alla protezione del Vicariato della Solidarietà, fondato dal cardinale Raúl Silva Henríquez. O nella pelle della mia amica Estela Ortiz. Suo padre fu prelevato e fatto sparire nel '76. Era professore universitario e membro del comitato centrale del Partito Comunista. Quasi dieci anni dopo suo marito José Manuel Parada fu arrestato e il suo cadavere ricomparve decapitato. Lavorava nella Vicaría de la Solidaridad. Con questi due uomini amati come angeli custodi, la mia amica Estela è riuscita ad andare avanti. Per noi cristiani la sofferenza è un'opportunità di crescita spirituale. Da lì viene la frase "ama il tuo nemico". O la massima buddista "il tuo avversario è il tuo miglior maestro". È possibile che la crudele dittatura di Pinochet abbia temprato lo spirito di centinaia di migliaia di cileni sopravvissuti ai campi di concentramento, alle torture, all'esilio e al dolore per la perdita dei propri cari. Ma è anche vero che molti non ce l'hanno fatta e, con il suicidio o una malattia incurabile, hanno scritto i loro nomi negli elenchi invisibili delle vittime. Saranno sopravvissuti Josefa e suo padre? La domanda mi assilla da quando ho letto, l'anno scorso, gli atti del processo su Villa Grimaldi, una delle prigioni segrete della Dina, la Direzione Nazionale dei Servizi Segreti. Avevo già letto tante descrizioni di tortura che credevo di sapere tutto al riguardo. Finché ho trovato questa descrizione fatta da un agente. Josefa era distesa su un lettino ginecologico. I suoi lunghi capelli cadevano dalla testata come una cascata bionda. Il suo giovane corpo nudo e bianco pareva illuminare la sala. Le gambe erano aperte e legate alle sbarre di metallo. Il torturatore applicava corrente elettrica ai capezzoli e alla vagina. Fin lì, sembrava una qualunque delle migliaia di descrizioni registrate. Ma c'era qualcosa di più. Di fronte alla ragazza, una sedia. Sulla sedia, un uomo legato. La benda che gli copriva gli occhi era scivolata sulla gola. Alla tempia destra, una pistola. L'uomo era obbligato a guardare. E quell'uomo era il padre di Josefa. Se Josefa e suo padre oggi sono vivi, come sopportano le conseguenze di quanto è accaduto? Non ho risposta. So solo che in Cile ci sono centinaia di migliaia di ferite aperte. Che oggi hanno bisogno di giustizia vera per cominciare a guarire".
 
Adiòs Patricia, y con suerte.
G.
 
(grazie a Arcoiris TV, fonte di filmati di inestimabile valore!)
 
January 26

FIRED!!!

TOTO' CUFFARO NON è PIU' IL GOVERNATORE DELLA SICILIA!
UN MAFIOSO IN MENO SULLE POLTRONE PAGATE DA NOI!!!
GAUDEMUS IGITUR!
 
 

fired

 
 
 
January 15

El derecho de vivir en paz

Santiago del Cile, un giorno imprecisato dopo l'11 settembre 1973, Estadio Chile. Interno giorno.
 
Sta seduto con altri detenuti. Lo conoscono gli altri che stanno con lui. Lo hanno portato forse il giorno prima. Tutti loro hanno sentito le sue canzoni, le hanno cantate.
Ora tutti stanno seduti lì, per terra. Nell'aria le voci propagate dagli altoparlanti che nominano questo o quel detenuto e gli ordinano di presentarsi qui o lì. Dopo di che non lo si vede più in giro.
Vìctor non lo chiamano con l'altoparlante. Viene un soldato. Victor in quel momento sta seduto tra Carlos Orellana, ex collaboratore del Dipartimento di cultura e informazione della Universidad Técnica, e Boris Navia, giurista dell'Università. Il soldato si avvicina silenziosamente, si china e tocca Victor con una mano. Victor lo guarda. E' un attimo. Lunghissimo. Il soldato non dice nulla. Ha ordini precisi. Non fare troppa pubblicità. Nello stanzone ci sono molte persone. Alcuni dormono. Alcuni soffrono troppo per dormire. Sono lì da giorni. Nello Stadio trasformato in campo di concentramento nei giorni del golpe militare che porterà alla dittatura di Augusto José Ramón Pinochet Ugarte.
Il soldato fa un gesto con la testa a Victor. Un gesto silenzioso che vuol dire: "seguimi".
Il gesto non ammette repliche.
Victor capisce tutto. Capisce che non tornerà più lì. Trova il modo, mentre si alza di far cadere nelle mani di Boris Navia un foglio di carta spiegazzato che tira fuori furtivamente dalla tasca.
E' l'ultima volta che Carlos Orellana e Boris Navia vedono Victor Jara vivo.
Nel foglietto è scritta una poesia. Di quelle poesie che Victor trasformava poi in canzoni.
La poesia ha titolo Estadio Chile. Era stata scritta lì, tra i cinquemila detenuti dello Estadio Chile. In quei giorni assurdi.
Più tardi anche Boris Navia viene preso e portato nella zona dove stanno gli uffici dello Stadio. Dove si svolgono gli interrogatori. Da dove provengono urla sovrumane e lamenti inenarrabili.
Gli trovano in un calzino, un foglietto spiegazzato. Nel foglietto c'è scritto un poemetto che denuncia il fascismo e la dittatura. I militari si convincono che l'autore del testo sia Boris e lo pestano a sangue. Gli portano via il foglietto.
Ciò che non sanno è che Boris, insieme ad altri compagni, hanno fatto alcune copie a mano della canzone.
Una di queste copie finisce nelle mani di Ernesto Araneda, ex senatore comunista. Non è ben chiaro come l'abbia portato fuori dal carcere del Estadio Chile.
Il partito provvede a pubblicarlo clandestinamente e lo rende famoso.
 
Di Victor nei giorni degli interrogatori non si sa più nulla.
Il suo corpo lo riconosce la moglie Joan Turner Jara. Il suo racconto:
 
"Siamo saliti al secondo piano, dove erano gli uffici amministrativi e, in un lungo corridoio, ho trovato il corpo di Víctor in una fila di una settantina di cadaveri. La maggior parte erano giovani e tutti mostravano segni di violenze e di ferite da proiettile. Quello di Víctor era il più contorto. Aveva i pantaloni attorcigliati alle caviglie, la camicia rimboccata, le mutande ridotte a strisce dalle coltellate, il petto nudo pieno di piccoli fori, con un’enorme ferita, una cavità, sul lato destro dell’addome, sul fianco. Le mani pendevano con una strana angolatura e distorte; la testa era piena di sangue e di ematomi. Aveva un’espressione di enorme forza, di sfida, gli occhi aperti".
 
Nel 1990, la "Comissione per la Verità e la Riconciliazione" stabilì che Víctor Lidio Jara Martinéz fu giustiziato il 16 settembre del 1973 nello Stadio Cile dopo essere stato orrendamente torturato e precipitato in una fratta nei dintorni del Cimitero Metropolitano, che si trova sulla "Carretera 5 Sur". Venne poi condotto ad una stanza mortuaria come N.N., per essere poi identificato dalla moglie.
L'autopsia rivela che a Victor è stata tagliata la lingua.
Per farlo tacere per sempre.
Le mani e la lingua.
Per farlo tacere per sempre, per far tacere la voce che cantava di amore e di libertà, che cantava i diritti dei più deboli gli hanno tagliato la lingua e hanno torturato le sue mani.
Di quegli ultimi momenti in cui Victor ha combattuto con i suoi aguzzini si sa poco. Si dice, e c'è da crederci, che Victor cantasse mentre lo torturavano. Cantava mentre gli pestavano le mani col calcio del fucile (sus manos golpeadas con culatas de fusiles quedando reducidas a una sola llaga), dicendogli "adesso vediamo se continui a suonare!". Cantava Victor, tanto che esasperati i soldati, gli sparano ripetutamente con le armi automatiche.
Fine. Inizio. Fine di una vita. Inizio di un mito.
Un mito che il Cile terrà sempre in mente fino ad oggi, quando un gruppo di cittadini rispolvera prepotentemente il dolore per l'assassinio efferato di Victor Jara. Inventando un concetto tutto nuovo di intervento civile: la FUNA.
Vanno a cercare i protagonisti del golpe e li sputtanano. Convocano la stampa e in corteo fanno irruzione pacifica nei palazzi del potere dove gli aguzzini di un tempo hanno trovato ricovero e carriera. Al grido di "Si no hay justicia, hay FUNA!"
Edwin Dimter Bianchi (si legge Bianci alla spagnola), noto ai tempi del Estadio Chile come "El Principe" è un signorotto distinto ed elegante, che lavora come funzionario al Ministero del Lavoro al 14mo piano in Calle HUÉRFANOS, 1273 a Santiago. La sua e-mail è: edimte@safp.cl 
I suoi recapiti telefonici sono 7530400- 7530401. E questa è la sua faccia.
Dimter_Bianchi_Edwin1 
Questo distinto signore il 16 settembre 1973, all'epoca tenente dell'esercito, è l'esecutore materiale dell'interrogatorio a Victor Jara. Lui è l'esecutore materiale delle terribili torture e dell'uccisione di Victor Jara.
Il  24 maggio del 2006 la Comisìon Funa composta da circa un quindicina di persone, dopo essersi approfonditamente documentata e dopo aver prodotto testimonianze oculari, compie una "pacifica" (nel senso di non violenta) irruzione nell'ufficio dell'attonito Edwin Dimter Bianchi. Con loro anche la figlia di Victor, Amanda Jara. Mentre l'ex tenente scalcia e urla isterico, coricato sulla sua scrivania, sommerso dai manifesti con l'immagine di Victor, i funeros gli leggono incessantemente la sentenza che ancora nessun tribunale penale in Cile ha mai pronunciato: ASESINO DE VICTOR JARA!!!
Glielo ripetono incessantemente. E' un urlo di rabbia, quella sentenza, che fa un male cane.
Giù per strada migliaia di persone attendono con striscioni, chitarre, bandiere, l'esito della Funa.
Come i funeros si ripresentano per strada, il responsabile della Comisìon Funa invita tutti con il megafono a rileggere la "sentenza" al "Principe": Edwin Dimter Bianchi, "El Principe", tenente del ejercìto, asesino de Victor Jara!" E poi il grido ritmato incessante "asesino! asesino! asesino!"
E poi una cosa che fa piangere. Un altoparlante diffonde una musica e una voce dolce, la voce di Victor che canta "El derecho de vivir en paz".
Ora tutti smettono di urlare e cominciano a cantare. Tutti cantano, alcuni soffocati dalle lacrime, ma cantano. Cantano al diritto di vivere in pace per difendere il quale Victor Jara, e tanti altri con lui, quei giorni, hanno sacrificato la propria vita.
Nella gola quel canto e nei loro occhi l'immagine di quel piccolo martire della libertà, quel volto da indio sorridente.
 
Dopo la denuncia pubblica della Funa, Edwin Dimter Bianchi, "El Principe" è stato espulso dal Ministero del Lavoro.
 
Attualmente il processo, in cui è imputato della tortura fino alla morte di Victor Jara, è ancora aperto.
 
Ora lo Estadio del Chile si chiama Estadio Victor Jara.
 
Ecco il documentario della Funa di Victor Jara:
 
 

Questo è il testo dell'ultima poesia di Victor. Non diventerà mai una canzone. Ma canta in ogni cuore che crede nella libertà. 

ESTADIO del CHILE 

Somos cinco mil
en esta pequeña parte de la ciudad.
Somos cinco mil
¿ Cuántos seremos en total
en las ciudades y en todo el país ?
Solo aquí
diez mil manos siembran
y hacen andar las fabricas.

¡ Cuánta humanidad
con hambre, frío, pánico, dolor,
presión moral, terror y locura !

Seis de los nuestros se perdieron
en el espacio de las estrellas.

 Un muerto, un golpeado como jamás creí
se podría golpear a un ser humano.
Los otros cuatro quisieron quitarse todos los temores
uno saltó al vacío,
otro golpeándose la cabeza contra el muro,
pero todos con la mirada fija de la muerte.

 ¡ Qué espanto causa el rostro del fascismo !
Llevan a cabo sus planes con precisión artera
Sin importarles nada.
La sangre para ellos son medallas.
La matanza es acto de heroísmo
¿ Es este el mundo que creaste, dios mío ?
¿Para esto tus siete días de asombro y trabajo ?
En estas cuatro murallas solo existe un numero
que no progresa,
que lentamente querrá más muerte.

 Pero de pronto me golpea la conciencia
y veo esta marea sin latido,
pero con el pulso de las máquinas
y los militares mostrando su rostro de matrona
llena de dulzura.

¿Y México, Cuba y el mundo?
¡Que griten esta ignominia!
Somos diez mil manos menos
que no producen.

 ¿Cuántos somos en toda la Patria?
La sangre del compañero Presidente
golpea más fuerte que bombas y metrallas
Así golpeará nuestro puño nuevamente

 ¡Canto que mal me sales
Cuando tengo que cantar espanto!
Espanto como el que vivo
como el que muero, espanto.

De verme entre tanto y tantos
momentos del infinito
en que el silencio y el grito
son las metas de este canto.

Lo que veo nunca vi,
lo que he sentido y que siento
hará brotar el momento...

[TRADUZIONE ITALIANA

STADIO CHILE

Siamo in cinquemila, qui,
In questa piccola parte della città.
Siamo in cinquemila.
Quanti siamo, in totale,
Nelle città di tutto il paese?
Solo qui
Diecimila mani che seminano
E fanno marciare le fabbriche.
Quanta umanità
In preda alla fame, al freddo, alla paura, al dolore,
Alla pressione morale, al terrore, alla pazzia.

Sei dei nostri si son perdi
Nello spazio stellare.
Uno morto, uno colpito come non avevo mai creduto
Si potesse colpire un essere umano.
Gli altri quattro hanno voluto togliersi
Tutte le paure
Uno saltando nel vuoto,
Un altro sbattendosi la testa contro un muro,
Ma tutti con lo sguardo fisso alla morte.
Che spavento fa il volto del fascismo!
Portano a termine i loro piani con precisione professionale
E non gl'importa di nulla.
Il sangue, per loro, son medaglie.
La strage è un atto di eroismo.
È questo il mondo che hai creato, mio Dio?
Per tutto questo i tuoi sette giorni di riposo e di lavoro?
Tra queste quattro mura c'è solo un numero
Che non aumenta.
Che, lentamente, vorrà ancor più la morte.

Ma all'improvviso mi colpisce la coscienza
E vedo questa marea muta
E vedo il pulsare delle macchine
E i militari che mostrano il loro volto di matrona
Pieno di dolcezza.
E il Messico, Cuba e il mondo?
Che urlino questa ignominia!
Siamo diecimila mani
In meno che producono.
Quanti saremo in tutta la patria?
Il sangue del Compagno Presidente
Colpisce più forte che le bombe e le mitraglia.
Così colpirà di nuovo il nostro pugno.

Canto, che cattivo sapore hai
Quando devo cantar la paura.
Paura come quella che vivo,
Come quella che muoio, paura.
Di vedermi fra tanti e tanti
momenti di infinito
in cui il silenzio e il grido
sono i fini di questo canto.
Ciò che ho sentito e che sento
Farà sbocciare il momento.]

Dedicato alla memoria di Victor Jara.

 Victor Jara


 
 

December 19

Happy birthday to you

 
Auguri Fratellino!
Tuo
G.
 
 
 
 
Marco
December 18

Natale con i tuoi

E vabbè... anche quest'anno, inesorabilmente, immancabilmente come tutti gli anni arriva Natale.
C'è freddo, i trasporti si bloccano e Alitalia minaccia di scioperare mettendo nel panico più completo le orde di vacanzieri natalizi che si accingono a infilare in valigia il perizoma e la camicia hawaiana e fiondarsi a Sharm o a Formentera. A Natale siamo tutti più buoni, oh Happy Days, BABABABAULI, BABABABAULI, e l'immancabile campagnone pubblicitario in Tv del Chanel N°5. Esce il film dei Vanzina, l'ultimo della serie, non so, tipo "Natale a Giorgino", e sotto casa alle tre del pomeriggio passa lo zampognaro abruzzese con le galosce di pelo e piva piva l'oli d'uliva a manetta.
Mangiamo quintali di mandarini e sfogliamo bramosi i volantini vestiti a festa dei supermercati pregustando il cenone pantagruelico del quale ci pentiremo puntualmente a metà gennaio.
Cioè arrivano le stesse puntuali cose di ogni anno.
Eppure queste stesse cose da bambini ci mandavano in visibilio. Non vorrei prendere in questo post il solito filone Amarcord però è d'obbligo pensare a quanto la percezione del Natale sia diversa una volta che ti spunta qualche capello bianco. Fin qui l'ovvietà. Ma che dire del fatto che ora il natale non ha più alcuna aspettativa? Il natale oggi è talmente anticipato che quando arriva (e il natale quando arriva, arriva!) CI HA GIA' ROTTO I MARONI! (Capitolo a parte sarà questa moda tutta nuova e made in Italy dell'anticipo: anticipiamo tutto, le giornate del campionato, la primavera, le partenze anticipate e i rientri anticipati, lo stipendio e la menopausa!)
A settembre smontiamo le cabine degli stabilimenti balneari e cominciamo a vedere qualche panettone in tv! Per non parlare di sconcezze natalizie tipo quei Babbi Natali appesi dappertutto alle pareti delle case che dovrebbero dare l'impressione di arrampicarsi per la consegna rituale dei regali e invece altro non sembrano, specie al buio, che degli impiccati.
Oppure la pubblicità (ci sono rimasto così male, per carità!) dove Bud Spencer/Babbo Natale si toglie la barba finta rivelandone una uguale vera (ma che cazzo gliela mettete a fare dico io?) e mena tutti. Botte da orbi. Gesù! Ma che è?
Ieri ho fatto il presepio con mio figlio. Mi è tornata alla mente la stessa scena in cui con mia madre e mio padre si faceva il presepio. Era un momento attesissimo. Enrico ha giocato con le statuette e ha tolto sistematicamente ciò che io avevo già sistemato. Tra le statuette ha notato quella del dormiente (a Napoli è conosciuto come Benino) che non si rende conto dell'arrivo del Figlio di Dio e mi ha detto: Papà, sta facendo la nanna? Lì mi sono intenerito. Ho pensato a quando anche lui, come è accaduto a me, crescerà, e quell'entusiasmo, quella magia del Natale che accende il cuore, sarà sempre più pallida. Poi l'ho guardato. Ho guardato le sue manine frugare contente tra le pecorine e i pastorelli e i magi e i cammelli, ho ascoltato per un attimo i suoi ragionamentini contorti, assorto nella valutazione delle statuine (teto[teto=questo n.d.R.] è a peco'a e teto Babbo Nata'e e teto papà? Ahhhh, i magi! e teto? Ahhh! i tamello!) e mi sono commosso. Perchè attraverso mio figlio il mio cuore si è acceso di quella identica felicità Natalizia che mi possedeva da bambino. Quella meraviglia che rende un'intero periodo splendente come le luci degli addobbi per strada, che ci dava una gioia interiore che per giorni ci faceva faticare a prender sonno. E ho capito che il Natale non è solo una festa per bambini. E' una festa se sei bambino dentro, se il tuo cuore non si è incartapecorito, se ti commuovi al vedere tuo figlio che ti guarda e ammiccando dice "Papà Tito (=Enrico) è babu (bravo), Babbo Nata'e pota 'egài?" e non sai cosa rispodergli tanto sei imparpagliato, e tiri su col naso tanto che lui si interdice e ti fa "Papà osa t'èè?" Ho capito che basta questo per essere Natale. Basta avere il cuore di un bambino. Basta scrostare dal nostro cuore necrotizzato dalle cose quella scorza di indifferenza, di saccenza e provare meraviglia. Ho capito che grazie ai nostri figli, possiamo ancora vivere con il cuore il Natale. Grazie ai bambini oggi è Natale.
Buon Natale.
Vostro
G.
 
Natale
 
 
December 04

è tutta una questione di standar qualitativi!!!!

Pubblico un'inserzione formidabile apparsa sull'Ugnone qualche tempo fa... formidabile!
 
Moto kart
December 01

GAZOMETRO

AMICI!!! RULLINO I TAMBURI E SQUILLINO LE TROMBE!!! DA QUALCHE GIORNO è ONLINE
 
 
 
SENSAZIONALE, IRRIVERENTE, FRIZZANTE, CRUDO, VIOLENTO, ANTICONFORMISTA, APOLITICO, APARTITICO, SPLATTER, ILLEGALE, INNOVATIVO E PRIVO DI CONTROINDICAZIONI!!!
...MA SOPRATUTTO... GRATUITO!
 
CLICCATE, CLICCATE, CLICCATE!
 
ATTENZIONE: IL GAZOMETRO DEVE DARE DIPENDENZA. SE NE CONSIGLIA L'ABUSO INDISCRIMINATO. NON ASSUMERE AL DI SOTTO DELLE DOSI CONSIGLIATE. PRIMA DELL'USO LEGGERE ATTENTAMENTE IL FOGLIETTO ILLUSTRATIVO.
Aut. Min. rich. n° 2578621 del 29.11.2007
 
h p gaz
 
 
 
 
November 28

Intermezzo ludico ricreativo...

Amici!
Qualcuno mi dice che sto diventando lugubre: degli ultimi cinque post almeno tre sono quantomeno "luttuosi".
Bah. Sarà! Allora vediamo di rallegrare un pò l'atmosfera con una cosina letta oggi su un simpatico blog di un simpatico amico siciliano.
 
 

"Vi sottopongo alcune note fatte dagli insegnanti, a dir poco, esilaranti

 

La IV L s'è barricata in classe chiudendo la porta con cattedre e banchi, dopo di che hanno iniziato a giocare a freccette con le forbici usando come bersaglio la lavagna. Per la cronaca ha vinto L. M. Dopo ben due ore, quando grazie all'aiuto di altri 5 professori, siamo riusciti ad entrare, abbiamo trovato tutti gli alunni nudi che correvano dappertutto, amoreggiavano, eiaculavano.
Sospendo l'intera classe per una settimana. La Preside e il consiglio d'istituto.

 

Sospendo le attività extrascolastiche per tutta la scuola a causa di ignoti che si sono divertiti a rompermi i vetri della macchina, bucarmi le ruote, gettare escrementi, rigare la carrozzeria, dipingerla con diverse vernici, bucare la marmitta, mettere del grasso nel motore e scrivendo una multa falsa. Inoltre chiedo che ciascun alunno versi 100 euro per il riparo della macchina, anche se a questo punto mi tocca comprarne una nuova.

 

Ho sorpreso gli alunni K. C, G. D, G. D, L. F, D. F, M. G, L. M, L. M, M. M, F. P, A. R, A. S, J. W
a giocare allo Strip Poker durante la ricreazione fumando come dei drogati e giocando a puntate di 100 euro.
Chiedo provvedimento urgenti.

 

L'alunna G. D. arriva a scuola con una minigonna cortissima e un gilet attillato da cui si poteva intravedere il suo ben di Dio.

 

Poco prima della fine delle lezioni, durante lo scompiglio generale Francesco U. e M. B. sono sgattaiolati nell'ufficio del preside accendendo il microfono e urlando a tutta la scuola con il sottofondo dell'inno italiano: "Popolo Italiano! Questa orrenda dittatura è finita ed adesso fuggite finché siete in tempo!"  Purtroppo prima che qualcuno riuscisse a fermarli sono fuggiti dalla scuola con gli alunni che cantavano l'inno italiano ancora in sottofondo.

 

L'alunno M., durante la mia lezione, sbriciola dei cracker sul banco e fingendo di essere una gallina inizia a "beccarli". Al mio richiamo l'alunno si finge una gallina impaurita correndo a braccia aperte per tutta la classe e starnazzando. L'insegnante di inglese X.

 

L'alunno Z. prende la parola, durante il compito in classe di matematica, e dice: "Professoressa sono anolessico!", subito dopo mi volta le spalle e butta un peto rumoroso.

 

Ernesto R. mi apostrofa dicendo che le mie ascelle potrebbero risolvere il problema della siccità.

 

La classe durante l'ora di pedagogia continua a gridare "Fanno ooh" ogni qualvolta io pronuncio la parola "I bambini" imitando credo un noto cantante.

 

G. all'ingresso all'aula della Sig. Preside e dell'insegnante, scappa dall'aula gridando: "Oh no! Sono tornate le streghe, si salvi chi può!"  Chiedo provvedimenti disciplinari e colloquio con i genitori."

November 27

Addio Professore

Ieri si è spento a Cagliari il Professor Gaetano Gugliotta, mio professore di Storia e Filosofia al Liceo.
Siciliano di nascita, era più sardo di qualsiasi sardo per l'amore che ha dedicato alla nostra isola.
L'unico professore che io abbia mai ritenuto degno di tale nome.
Lo ricordo a scuola nel corridoio, l'eterna pipa in bocca, avvolto da un caldo fumo profumato, la giacca di tweed imbolsita e i pantaloni di lana con le borse sulle ginocchia. I capelli bianchi col regolamentare ciuffo giallo del fumatore accanito qual era, e gli occhiali quadrati stile Pentapartito. Un pò gobbo per il peso degli anni.
Ricordo le sue mani da vecchio che brandivano quella pipa come fosse un monito per noi nuove generazioni.
Ricordo il suo "Collu, pigghiu 'e pinzette e ti tiru tutti chiddi pili ca tieni in facci!" critico delle nostre immature barbe incolte da pseudo-contestatori. Ricordo il suo braccio intorno alle tue spalle quando ti voleva parlare in confidenza passeggiando per i corridoi, quando ti voleva esporre un suo progetto, uno dei tanti che, vulcanico, aveva, quando ti voleva riprendere per qualche mancanza. Era un prenderti sotto l'ala protettrice quel gesto. Umano. Parecchio umano.
Amava l'aria aperta. Ricordo i Presocratici spiegati nel cortile della scuola, passeggiando, e sempre passeggiando l'interrogazione su Kant. Noi siamo i veri Peripatetici, diceva.
Ti metteva a tuo agio Ziu Tanu (ebbene l'avevamo soprannominata così noi, Professore, non se ne avrà!), se eri teso per l'interrogazione, ti portava in cortile, ti permetteva di fumare una sigaretta, e lì chiaccherando del più e del meno ingranava la discussione su Comte, o Fichte (che faticava tantissimo a pronunciare, che spasso!). E tu ricordavi magicamente le cose scritte sul libro.
Ricordo un'interrogazione su Nietzsche: dimmi Collu cosa pensi di Nietzsche? Risposta: Professore per me era un coglione calzato e vestito! e lui: Bravu! Ti ho chiesto cosa pensavi e tu mi hai risposto sinceramente! Pure ppè mmia era fitusu! Adesso ripetimelo per filo e per segno sennò ti metto due, impertinente!
Anticonvenzionale. Burbero come un padre e dolce e permissivo come un nonno, sapeva coinvolgerti in tutto. Come quando con lui fondammo Logos, il giornale d'istituto. Che belle quelle serate in redazione, a parlare con lui di tutto, giustificati per il giorno dopo e dispensati dalle altre interrogazioni! E che soddisfazione stampare il primo numero in tipografia e caricarlo nella sua Tipo scalcagnata! Che orgoglio presentarlo in Aula Magna davanti a tutta la scuola!
Era complice, Professor Gugliotta, anziano d'età ma adolescente dentro. Stava volentieri ai nostri lazzi, fingendo severi rimproveri e impartendo bonari calci nel culo, come quando gli cantammo in coro "non più andrai farfallone amoroso, notte e giorno d'intorno girando; delle belle turbando il riposo, Narcisetto, Adoncino d'amor!" dopo averlo visto chiaccherare amabilmente con la nuova, giovane e carina prof. di matematica! Quella volta diventò addirittura rosso!!!
E mi intenerisce ricordare come in tempo di esiti di quadrimestre lui si impegnasse per noi, caricando i suoi voti per risollevare le medie e parlando bonariamente coercitivo con i colleghi per impetrarci un pò di pietà!
Che bene gli abbiamo voluto quando ci difese davanti al preside, accusati da una docente (stronza) che pretendeva di usare un metodo universitario al liceo (spiegare e far lezione per un quadrimestre intero, interrogare tutti i giorni per il secondo quadrimestre!), e che noi avevamo boicottato non presentandoci alle sue lezioni! Prese in toto le nostre difese creandosi una nemica in consiglio di classe.
E quando passò una settimana di muso e di grande conflitto interiore per essere stato indelicatamente messo fuori dalla porta da chi non lo conosceva e non aveva rispetto per i suoi capelli bianchi e la sua pipa, durante un periodo di stupida "Occupazione", lui che partecipava sempre a ogni iniziativa dei suoi ragazzi, giusta o sbagliata essa fosse: giusta, per renderle giustizia, sbagliata,  per cercare in tutti i modi di correggerla.
Ma era fatto così Ziu Tanu, educava alla giustizia e alla correttezza dei rapporti senza mai salire in cattedra, e in questo modo la sua cattedra è sempre stata da noi rispettata e benvoluta.
L'ultima volta che l'ho visto ero già sposato, appena di ritorno dalla mia parentesi lavorativa peninsulare. Passavo di fronte alla scuola e ho intravisto la Tipo parcheggiata. Sono entrato e l'ho trovato lì nell'androne del Dettori, stessa giacca, stessi pantaloni, stessa pipa e stessi occhiali, un pò più curvo forse ma sempre lui, Ziu Tanu. Mi ha salutato con lo stesso schiaffo/carezza di sempre, come se non fosse passato tutto quel tempo e ci fossimo sempre visti.
L'ho ricordato spesso in questi anni il Professor Gugliotta. Non si ricorda così facilmente e così positivamente una persona alla quale non si è voluto quantomeno un gran bene.
Non so quanti anni avesse. Sicuramente tanti. Ma so per certo che dentro è morto appena adolescente.
Addio Professore.
G. 
November 24

Galateo on the road

Amici!

Come tutte le mattine, ieri ho affrontato il traffico cittadino (ben poca cosa il traffico di Cagliari rispetto alle grandi metropoli dove ho avuto la sfortuna di vivere) con il solito intento giornaliero di riuscire ad arrivare al lavoro sano e salvo.

Mi colpisce sempre come l’animale uomo, seduto al volante di un autoveicolo qualsiasi, si trasformi radicalmente da Homo Sapiens Sapiens a Homo Automunitus Imbecillis!

Non mi esimo, beninteso da questa valutazione, di modo che qualsiasi delle affermazioni che da qui in poi farò non potrà essere di alcuna onta per chicchessia!

Quando l’animale uomo mette piede, anzi meglio, il sedere nella sua autovettura, piccola o grande che sia, utilitaria o fuoriserie che sia, si tramuta istantaneamente in altro da sé.

Questa metamorfosi non ha limiti di età, né barriere sociali quali educazione o ceto. Cioè la contessa settantenne che sale sulla sua vettura con tanto di cappellino con piuma di struzzo e guanti di capretto subisce la stessa metamorfosi dell’operatore del mercato del pesce, residente a Medaglia Miracolosa e tesserato degli Sconvolts.

Per arrivare al punto ieri mattina percorrevo la via che costeggiando l’Auchan Marconi porta verso via Vesalio, nella corsia di sinistra per superare la piccola coda che si crea sulla corsia di destra per entrare in via Risorgimento e a Pirri.

In quel momento preciso la stessa idea viene a una signora circa quarantenne alla guida di una C1 che dalla coda, senza punto verificare specchietti o altro (sono un optional gli specchietti, per le signore servono per riverificare il trucco, ai signori per verificare dopo un pranzo di lavoro di non avere squali di prezzemolo in mezzo ai denti!!! Ma mai e poi mai per il loro utilizzo in brevetto!!!) si spara nella corsia di sorpasso.

Inchiodo, metto a dura prova l’ABS, e sterzando sulla sinistra per evitarla rasento il marciapiede centrale spartitraffico. Mi fermo a un pelo dalla vetturetta della signora. Nel contempo anch’io subisco la trasmutazione. Mi appiccico con le due mani sul clacson, e con la terza mano (non si capisce bene come cacchio facciamo in macchina a fare tutte quelle cose contemporaneamente!!!) aziono l’alzacristalli destro per abbassare il cristallo. Urlo alla signora che con sguardo attonito attende l’inevitabile collisione, una frase della quale ho già fatto in tempo a vergognarmi.

E lì accade l’inaspettato.

La signora …scende dalla vettura. Si avvicina al mio finestrino e comincia a pestarci sopra con entrambi i pugni, urlando cose delle quali spero abbia già fatto in tempo a vergognarsi, anche se ho i miei dubbi.

Nel contempo parte anche qualche calcio allo sportello.

Vedo la scena come fosse al ralenty. La faccia (alquanto bruttarella devo dire) della signora appiccicata al finestrino con gli occhi fuori dalle orbite che urla sputacchiando! Intanto dietro tutti attaccati al clacson!

Qui ho una visione alla Quentin Tarantino: il vostro, con calma innaturale e un sorriso enigmatico, mette la mano sotto la giacca estrae una 44 Magnum, abbassa il finestrino esplode un colpo e fa saltare la faccia alla signora! Bello no?

Nulla di tutto questo invece. Ho aspettato che finisse quantomeno di sputare sul finestrino, l’ho abbassato e le ho detto con un filo di voce e grigio in volto: “Signora sposti quella cazzo di macchina e mi faccia andare via che ho fretta se no prima metto sotto Lei, poi la sposto spingendola con la mia macchina.”

Inaspettatamente la signora ha obbedito. Sembrava interdetta dalla mia fredda calma e forse ha creduto che potessi fare quanto promettevo.

Si è spostata a destra. Io ho ingranato la prima e con una partenza a fuoco, sgommando sono andato via.

Chissà quante di queste scene si ripetono nel corso di una giornata in mezzo al traffico!

Parecchio tempo fa, lo citavo nel compianto e ormai tumulato vecchio blog di mio fratello Marco (ora ne ha un altro andateci! http://bloggamela.spaces.live.com, Marco ti costa una pizza questa marchetta!!!), mi è accaduto un fatto assurdo.

Percorro in ritardo sul lavoro, in un sabato pomeriggio invernale tra Natale e Capodanno, un po’ nuvoloso e buio, Viale Marconi direzione Cagliari con una certa velocità. Il traffico è inesistente. Sul senso di marcia opposto al mio, noto distrattamente una macchina che procede. Ad un tratto, senza alcuna avvisaglia poco prima di incrociarci, la macchina effettua una inversione a U, e mi si para pericolosamente davanti. Inchiodo, sgommo, bestemmio. Noto che la macchina è una berlina scura, esagerata, forse giapponese, una Toyota o una Lexus, di quelle che si vedono a CSI. Inviperito suono il clacson non so con quale intento, forse intimidatorio/dimostrativo, un po’ come il barrito degli ippopotami. La macchina rallenta, rallenta, si ferma. Io dietro, che ora mi sto un po’ cacando sotto, perché in fondo noi automobilisti siamo un po’ barrosi, ma anche un po’ paurosi dell’ignoto.

Ora vedo indistintamente il sedere della berlinona (enorme). È una Pontiac. Mi colpiscono due cose: non ha targa e espone la placca tonda con scritto CD. Qui aumenta sensibilmente la caghetta. La Pontiac si ferma e io dietro. Penso a tutto: oddio ora ho fatto il cagabeep con qualche diplomatico, ora scendono le guardie del corpo e mi smantellano la faccia! Oddio che hai fatto! Vedi io te lo dico sempre, sei un cagabeep, te lo dice anche tua moglie che sei attaccabrighe e che un giorno o l’altro qualcuno ti farà la faccia quadra a schiaffi!

Bene. Si apre lo sportello del lato guida e scende dal macchinone TONY BLAIR. Non proprio lui Tony Blair ma uno uguale. Stesso look. Abito blu impeccabile camicia bianca collo Windsor, cravatta regimental con doppio scappino inglese, francesina nera ai piedi. Scende dalla macchina, chiude lo sportello, si abbottona la giacca con un gesto elegante e la sistema tirando delicatamente le pattine delle tasche. È solo. Quantomeno dall’auto non scende nessun altro. Qui subentra ancora la scimmia maledetta dell’automobilista imbecille. Cioè dimentico completamente la caghetta di prima, riacquisto sicumera e mi dico: mischia Gigi questo lollone scende dalla macchina! AFFRUNTULEGGIU! VUOLE BISTICCIARE!

Scendo anch’io a questo punto e gli rovescio addosso quanto segue: “masirendecontodicos’hafattoporcaputtanaleièunpericolopubblicomachecazzofaaaaaa!!!!!”

Lui mi guarda e con un sorriso umile, reclinando da una parte il capino fa: “sì, lei ha rigioni, ha perfettamente rigioni, le chiedo umilmente scusi.” Punto. Tutto qui. Cioè io ti insulto e tu…. Rimango a bocca aperta. Basito. Annichilito.

Il tipo, reclina di nuovo il capino e fa: “Arrivederci e buon Natali” Rientra nella berlinona, mentre io sto ancora lì a bocca aperta, preso dal turco, come si dice a Napoli. Mette in moto e parte.

Risalgo in macchina metto in moto e, sempre con la bocca aperta riprendo strada. UN MARZIANO. Ho incontrato un marziano, travestito da diplomatico a Cagliari in Viale Marconi!!!!

 

Quanto sarebbe bello però che tutte le vertenze automobilistiche si risolvessero così. Ad esempio un tamponamento. I due scendono dalle rispettive vetture e la conversazione potrebbe essere la seguente:  

“Oh salve Ingegnere, che occasione quantomeno bizzarra per rincontrarla!”

“Dottore carissimo, come sta? E la Signora?”

“Tutto bene Ingegnere, sa di questi tempi, non ci si può lamentare!”

“Eh parole sante Dottore! Ma sì che vuole, ogni tanto capita che sulla strada ci sia qualche distrazione, ma a tutto c’è un rimedio!”

“ Ma si figuri Ingegnere, non ne parliamo neanche! Le assicurazioni servono a questo, no? Piuttosto io e la mia Signora saremmo lieti di avere Lei e la Sua Signora a cena da noi nel week-end!”

“Si può combinare Dottore, si può combinare”

“La saluto Ingegnere, i miei rispetti alla Signora”

“Grazie Dottore, procurerò e Lei altrettanto!”

Mah.

Saluti!

G.

 

November 20

senza titolo

Sono già passati due mesi...

Sembra un secolo. Un secolo da quel giorno che avrei voluto cancellare. Prima non sono riuscito a scrivere di te.

Ho provato un male molto forte. Come un pugno in pieno petto. Un male che toglie ogni parola. 

Mi son detto in quel giorno che ogni mio respiro, uno dietro l'altro, era un'ingiustizia nei tuoi confronti.

Nei tuoi confronti che di respiri non ne avresti avuti più.

E tu respiravi con un entusiasmo che io non ho mai avuto, come una lezione alla mia accidia, un rimprovero per le mie continue lamentele e la mia continua insoddisfazione.

Tu la divoravi la vita, come un'adolescente, come se non ne fossi mai sazia abbastanza. E avevi ragione.

Perché quella vita per te non sarebbe bastata. Te l’ha portata via una curva. Una curva di una strada maledetta.

Avrei aspettato invano il tuo arrivo quella mattina; e l’ansia di non vederti arrivare in orario, ossessivamente puntuale, si è trasformata in escalation di domande senza risposta. Il tuo telefonino che squilla a vuoto, turbando inutilmente la scena della tua morte. Quegli squilli a vuoto mi rimarranno sempre nelle orecchie.

Ripenso all’infinito ai momenti che precedono un fatto tragico come questo. Quanti momenti passano così, senza che di loro si abbia la minima considerazione! Quei momenti invece sono esaltati dall’ineluttabilità della tragedia che li seguirà, inesorabilmente. Quello che hai fatto prima di uscire per sempre da quella curva assurda, mi tormenterà a vita.

Erano cose vive quelle che facevi in quegli attimi. Cose che aspettavi da tempo. Le commissioni che si fanno con grande slancio la mattina, svegliandosi presto. Le cose che ci fa piacere fare ci fanno alzare presto senza risentirne.

Nelle ore disperate che mi separavano da un sordo dolore sempre più anestetizzato dallo scorrere del tempo, ho pensato a quanto avresti potuto cambiare quei momenti, facendo forse cambiare lo scorrere degli eventi. Cambiare il destino. Si può?

Invece ogni momento è seguito all’altro. Inesorabilmente. Uno dietro l’altro come le note di uno spartito.

Ci sei andata incontro con slancio al tuo assurdo destino. Lo slancio con cui ti ho vista fare tutto  nei pochi giorni che ho avuto per conoscerti. Per avere il piacere di conoscerti e il dolore di vederti uscire di scena in quel modo ingiusto.

Ho faticato ad andare a vedere le tue spoglie. Perché sapevo che ti avrei sempre voluto ricordare per la tua grazia senza tempo, per il tuo fiore nei capelli.

Hai avuto poco tempo. Ma quello che ti è stato concesso l’hai speso bene. Lo si vedeva al tuo funerale. Fuori dalla chiesa, che non riusciva a contenere tutti quelli che avendoti voluto bene, venivano a salutarti per l’ultima volta, i volti erano tutti giovani. Amici. Colleghi di lavoro. Tutti i giovani del tuo paese.

E quei volti giovani erano un respiro di speranza, una tua continuità.

Quei volti giovani hanno dato un senso alla tua morte.

Aspettavi con ansia la nascita della mia bambina: è nata sei giorni dopo, e in quel momento di gioia il nostro pensiero è corso a te.

Te l’abbiamo affidata. Badaci.

Addio.

G.

 

 

 Fiori

November 03

Un incontro simpatico con Cristo

 
 
Che pena ieri, amici, essere raggiunti dalla notizia della morte di Don Oreste Benzi...
Dopo Papa Wojtyla un altro specchio dell'amore di Dio in questo mondo se ne è andato.
Così io lo ricordo. Figura di prete pubblico non stereotipato, nè inutilmente televisivo come tanti altri, era un sorriso continuo per tutti: anche per quell'isterico di Vittorio Sgarbi (pagherà un giorno per tutto il veleno che sparge a piene mani) che lo attaccava per il suo lavoro con le prostitute e per aver professato che il "sesso a pagamento" è una piaga sociale!
Mi ha sempre affascinato questa figura di prete campagnolo, alto e grosso, con la sua perenne talare lisa e sdrucita, segno del poco tempo dedicato a sè. Romagnolo come solo chi è nato e ha vissuto una vita intera nelle colline forlivesi può essere, Don Oreste è il segno evidente che la vita spesa per Cristo è una vita spesa in mezzo agli uomini. In mezzo alle loro realtà più intime e più nere.
Ha iniziato la sua "carriera" con i giovani e per i giovani Don Oreste, per i quali auspicava e se ne rendeva complice attivo, "un incontro simpatico con Cristo".
Da insegnante di religione in molte scuole Don Oreste si curava di una fascia sociale, quella degli adolescenti, nei quali si sviluppano molti dei "metri di misura" dei valori della vita. Ed era lì che Don Oreste accendeva la scintilla dell'incontro con Cristo.
Poi per molti anni la vita di Don Oreste è stata una scintilla continua, fino alla creazione delle Case Famiglia, dove persone "che nella vita non ce la fanno ad andare avanti da sole" trovavano l'accoglienza, il sorriso e un posto a tavola in una vera famiglia, quella guidata dall'amore di Cristo.
E i gesti, tanto criticati dalle zucche vuote, come incontrare le prostitute "al posto di lavoro", per le strade e strappare tante di loro allo sfruttamento e all'incubo di una vita calpestata, o come entrare in una discoteca della riviera Romagnola e chiedere al dee-jay tre minuti di silenzio per annunciare Cristo.
Gesti che sono l'icona vivente di ciò che Don Oreste amava dire spesso ai suoi: "Se vedi che c'è da fare del bene, fallo! Senza esitare, senza pensarci sopra, fallo e basta, con ogni mezzo e ad ogni costo! Anche se c'è da crepare! altrimenti il bene passa...."
Don Oreste è per me una vera figura di prete. Non un manager parrocchiale. Ce ne sono tanti. Dovrebbero guardare ad un esempio come quello di Don Oreste questi nuovi manager della fede, per i quali la vocazione non è altro che una professione, un "lavoro" come un altro!
Ciao Don Oreste, sorriso simpatico di Dio.
 
 
 Don Oreste Benzi
October 23

Sò momenti...

Eccoci di nuovo qui...
A voler essere squallidi e "antigusu" potrei citare sa Bonanima di Enzo Tortora che al ritorno in onda sugli schermi dopo la reclusione disse: "dove eravamo rimasti?" Pare brutto però.
Che dirvi... qualcosa è cambiato nella mia vita nel frattempo, i miei peli e capelli bianchi aumentano di numero e si posizionano in siti ben visibili e poco occultabili.
Nel frattempo è nata Camilla, la mia splendida figlioletta nuova di zecca, e vivo dei momenti di autentica dolcezza...
Il mio primogenito Enrico M. ora si è trasformato in una versione con pannolino di un Lupo Grigio degli anni Ottanta, ed è passato da un autentico totalitarismo domestico alla strategia del terrore. Motivazione del golpe militare l'arrivo di Camilla che ha riempito di nuvolette rosa le nostre teste e le nostre attenzioni. Giustamente paghiamo per questo e il mio Ali Ağca domestico tiene ormai in mano le nostre sorti divertendosi un mondo pare.
Chi non ha deciso di ledere la propria libertà con dei figli non può minimamente capire quanto possa incazzarsi un ex principino della casa all'arrivo della usurpante sorellina.
Mah... chi vivrà vedrà!
Intanto abbiamo raddoppiato gli sforzi bellici domestici e ora produciamo una congrua quantità doppia di cacca infantile confezionata in ben due taglie differenti di pannolini usa e getta: la 2nda e la quinta!
I benpensanti, solitamente scapoli e zitelle senza prole, qui si produrranno nella caustica, solita, trita e ritrita frase: "Hai voluto la bicicletta? Ora pedala!" Si solo che il paragone non regge: ho voluto la bicicletta e mi hanno dato un Panzerkampfwagen della Seconda Guerra Mondiale: un pò duro da pedalare!!!
Eccovi quindi descritto il mio periodo a breve termine.
Poi che altro...
Mi sono divertito (ma che cazzo!) a leggere la Legge Statutaria della Regione Sardegna. Se volete passare un brutto quarto d'ora fatelo anche voi.
Poi sono corso a votare...NO!
A nulla è valso il voto quorum mancante. La cosa più amara è stato ieri leggere la prima pagina de Il Sardegna che titolava:"Statutaria flop annunciato. Gettati via nove milioni di euro."
Che vomito. Gettati via. Cioè a dire: soldi sprecati, "gettati via" per una delle poche operazioni democratiche oramai esistenti. Il Sardegna dovrebbe scusarsi formalmente con tutti i Sardi per questo titolo così poco ragionato e assolutamente fuori luogo.
Come se di modi per "gettare via" i soldi non ce ne fossero altri ben più cretini. Come scrivere la Statutaria tutta in  sardo ad esempio. Qualcuno deve averla pur tradotta! E quelli non sono soldi buttati, sono buttati quelli utilizzati a far sì che su un argomento così importante come approvare o no una vaccata del genere potessero dire la loro i cittadini.
Ma perchè la classe giornalistica ogni tanto non fa un pò di sano outing e non si butta a mare al gran completo?
Perchè il Sardegna non smette di appoggiare Soru in tutto e per tutto?
Perchè Soru invece di giocare alla Democrazia (che tanto è altro rispetto a lui diciamocelo forte) non si occupa di quest'isola devastata? Guardate qua... http://it.youtube.com/watch?v=UyGAjF50ZJE
Migliaia di piccole aziende sarde stanno morendo e vengono vendute all'asta a quattro soldi... Chi starà traendo profitto da questa strage?
E cosa volete che venga fuori da chi ha battuto Soru alle primare del Partito Democratico? Vecchie facce. Antonello Cabras si è riciclato ancora una volta... poteva almeno tagliarsi i baffi il compagno Cabras, così almeno ci dava l'impressione dell'uomo nuovo alla guida del nuovo partito...
Mah...sò momenti...
 
Vostro
G.
 
October 20

Tomaso Vladimiro Melis

Amici!
Brevissimo intervento doverosissimo a corredo della galleria fotografica che ho appena pubblicato.
Tomaso Vladimiro Melis è l'autore delle foto.
Iglesiente vulcanico di iniziative, è raffinato fotografo di emozioni che trasmette direttamente al cuore di chi le guarda.
Grazie Tomaso.
 
Per le altre iniziative di Tomaso Vladimiro Melis un consiglio: "googlelatelo"! Ne vedrete delle belle!
 
Saludos
August 08

Come se non bastasse è estate...(finale)

Un particolare acceno meritano i personaggi che oltre ai bagnanti popolano la nostra spiaggia dei Centomila. Io credo che una delle parole più pronunciate al Poetto sia: "no, grazie, non mi serve niente!". Avete mai fatto caso a quante persone in spiaggia cercano di vendervi qualcosa? Dai più popolari ragazzi senegalesi (odio che li si chiami "vù cumprà" è una cazzata derivata dal napoletano) che vendono tonnellate di paccottiglia napoletanissima guadagnandoci una miseria e rimettendoci di tasca se gli introiti del camorrista di turno non sono quelli impostati sulla merce, ai marocchini, più storici questi, più antichi, che vendono articoli tessili di dubbio valore, proseguendo con i più modeni cinesi che ti tatuano la capoccia di Che Guevara sulla spalla, stile mammaperdonami, e ti vendono degli aquiloni di polistirolo che si rompono appena il cinese, intascati i 10€ corrispettivi per l'oggetto, si allontana di 10 ombrelloni più in là. POi ci sono i pakistani che vendono penne e orologi tarocchissimi, gli indiani Sick che ti fulminano con lo sguardo e tu compri gioielli degni della principessa Taitù (che bella cosa mi è venuta in mente, la principessa Taitù è roba da Ventennio! ANTIGU!!!) per un valore di 30 euro pagandoli però trecento euro!!!
Non so definire la natura del mio rapporto con questi businessmen della spiaggia, con questo marketing da ombrellone. La sensazione che mi sento di riferire, sensazione iniziale di natura animalesca subito sopita e troncata (citazione manzoniana questa, o piccioccusu!) dalla razionalità che rare volte mi abbandona, è di una enorme rottura di MARONI. Cioè mi chiedo. sono venuto qui per rilassarmi, per staccare la testa dal continuo processo di compravendita che per me è esperienza giornaliera, e tu mi chiedi se voglio comprare qualcosa!
Poi il bimbo che è in me sale a galla e mi ricorda i vecchi tempi, quelli già citati in questa serie di post estiva, i tempi in cui c'erano i casotti e in cui la spiaggia era bianca con le dune. A quel tempo quando un ragazzino neanche decenne come me vedeva all'orizzonte il "marocchino" (detto  erroneamente anche per i primi rari senegalesi) saltava su come una molla e urlava a mezza spiaggia: "IL MAROCCHINOOOOO!" A questa voce accorevano tutti i ragazzini lì intorno con zie e mamme armate di portafogli e borsellini pronti. Il senegalese che al tempo come detto era rara cosa da vedersi, sfoderava il suo pannello espositore con in bella mostra la terribile paccottiglia. Mi ricordo che l'articolo da me più ambito era ... l'orologino al QUARZO!!! Questa cosa fantascientifica tutta di plastica nera e con un display con numeri che appaiono dal nulla e ... orgasmo puro, I DUE PUNTINI TRA ORA E MINUTI CHE LAMPEGGIANO!!! AHHHH!
Prezzo proibitivo dell'oggetto: DIECIMILA LIRE! E lì iniziava qualcosa di magico e impalpabile per noi bimbi, qualcosa che non potevamo controllare perchè deputato alla parente (zia o mamma) finanziatrice: LA TRATTATIVA! Stretta, serrata, inframezzata da continui "allora non lo compro" oppure "no a guesto brezzo non lo vendo zignora gi rimeddo!!!" che ti facevano gelare il sangue e defilare all'orizzonte il desideratissimo oggettino! Avresti dato un rene per averlo!
Campionessa della trattativa in questione era mia zia Fanina (diminutivo di Stefanina, già diminutivo di Stefania, una zia tutta diminutivi!). Squadrava l'africo venditore con durezza e gli sparava il rilancio al ribasso. Il gioco era semplice ed efficace. Ribasso, frase di rinuncia, simulazione di rinuncia all'acquisto (si alzava, metteva il portafoglio in borsetta e si girava dall'altra parte), riattacco con la cifra. Estenuante. Però efficacissima: spuntava ottomilalire e l'oggetto era al mio polso grato e tronfio nella sua bellezza!!! Il giorno dopo era già fuso e la zia ripartiva all'attacco con il povero africano per la sostituzione in garanzia!!!!
Bellissimo.
Certo che la vita è profondamente cambiata da quegli anni ad oggi. Ora il popolo dei venditori da spiaggia si è enormemente ingrandito, ha ampliato il novero di etnie al suo interno. Sono i già citati marocchini, tunisino, senegalesi, egiziani, pakistani, cingalesi e indiani, rumeni e ...napoletani. Si perchè c'è una figura che mi piace citare e questa è di provenienza partenopea: il venditore di cocco. Chi non lo conosce? Ma sì dai, quante volte abbiamo sentito l'urlo inconfondibile: COCCO BELLO COCCO FRESCO COCCOOOO!
Ed eccolo lì davanti ai nostri occhi il venditore di cocco, solitamente ragazzotto prestante e abbronzato con cappellone texano in paglia, cesto del cocco e secchio con l'acqua e il ghiaccio per servirlo. Cocco che spaccato ridotto a pezzetti viene venduto a prezzo d'oro per far gustare al bagnante un surrogato momentaneo di isola tropicale.
Ora il partenopeo si è evoluto anche lui, non già nell'operatività del suo mestiere (i napoletani sono tradizionalisti si sa, e poi cavallo che vince non si cambia), ma nell'enunciazione di quelle frasi poetiche.
Mia moglie ad esempio, portatrice sana di pancione ormai per due estati, si è assuefatta al grido di: "COCCO IN ABBONDANZAAA, PER LA DONNA IN GRAVIDANZAAA!"
Il vostro sottoscritto, che notoriamente non si annovera tra i normopeso, si è sentito urlare a un metro di distanza dall'orecchio: "L'UOMO CON LA PANZA MANGIA IL COCCO CHE DA' SOSTANZAAA!". Stucchevole. Ci sarebbe da rispondergli: "VENDI IL COCCO TUTTA VITA, E TI AMMAZZI DI FATICA, VENDITOR DI COCCO INFAME CHE POI MUORI DALLA FAME!"
Ma come perdere l'aplomb inglese che ci contraddistingue...?
Ultimo doveroso accenno merita l'esperienza trascendente che si ha il piacere di vivere nel tragitto fino all'agognata spiaggia specie se lo si compie in un mezzo pubblico. Ora noi andiamo tutti in macchina al mare (e gli effetti si vedono eccome!): ai miei tempi, quando ero pischello, si andava in pullman. Noi abitanti di Pirri Town, o Hell's Pirri come preferite, avevamo il QS. Non so se si chiami ancora così, al tempo era il carro bestiame per il Poetto. Si prendeva alle 8.45 sotto i portici di Via Italia, zainetto Invicta su una spalla (una sola per carità, quelli che le usavano tutte e due erano gaggissimi!), boxer Sundek, maglietta e Nike senza calze. Alla fermata trovavi il mondo. Tutti come te che aspettavano la stessa cosa. Almeno quaranta ragazzotti e ragazzotte (poche in verità) in ormone e NIke sudate che si preparavano a popolare lo spiaggione. Facevi appena in tempo a comprare uno sfilatino con mortadella e una coca da Giorgio Capobianco (ora glielo posso dire: IMBROGLIONEEEEE!) che arrivava il carro bestiame. La speranza era che fosse un pullman "nuovo": perchè se era un vecchio modello erano dolori. Solitamente riuscivi a salire dopo che gli scalmanati delle cricche pirresi avevano dato l'assalto alle porte ancor prima che si aprissero. Gli scalmanati occupavano i posti dietro, vedremo poi perchè. Tu riuscivi a passare tra buste di spesa con carciofi e buste col pesce che cominciava a pudescere e posizionarti vicino all'obliteratrice: nel caso di ingresso controllore avevi il tempo di obliterare il sempiterno biglietto che ti portavi sempre appresso nell'evenienza e che solitamente restava inobliterato tutta l'estate.
Il QS effettuava un giro da Camel Trophy nell'hinterland cagliaritano portandosi poi attraverso Quartu fino al Poetto passando dalla Bussola. Caricava quindi: Pirresi, Paulesi, Selargini, Quartuccesi e Quartesi, tutti in odore di giornata in spiaggia. Potete capire.
Quando il QS arrivava alla fermata vedevi la faccia del conducente farsi bianca alla vista della cricca di S. Giuseppe (bar Benossa) che saliva sulla sua vettura: erano dolori fino alla Quarta fermata!
La cricca succitata infatti appena presa la posizione di combattimento sulle sedie posteriori del pullmann attaccava il solito repertorio.
La prima cosa erano gli insulti al conducente, che sentivasi chiamare "COCCHIERE!" "VETTURINO!"
Poi (spassosissimo) i finti attacchi di mal d'auto con vomitata eclatante successiva, che causava le proteste delle signore anziane con spiaggina.
Di seguito a grande richiesta attaccavano con le canzoni.
Un vastissimo repertorio tra cui una versione di "O bella ciao", partitura per due cori,  inframezzata in controcanto da "col cazz'in man",  che suonava pressapoco così:
UNA MATTINAAA (col cazz'in man!)
MI SONO ALZATOO (col cazz'in man!)
O BELLA CIAO BELLA CIAO BELLA CIAO CIAO CIAO (col cazz'in man!)
UNA MATTINA MI SONO ALZATO (col cazz'in man!)
E HO TROVATO L'INVASOR (col cazz'in man!) (anche lui!)
Le altre canzoni vertevano su diversi argomenti che non sto a citarvi e bersagliavano spesso la povera genitrice dell'autista che di prammatica a metà percorso fermava il pullmann, apriva le porte, scendeva, si portava sul retro e cazziava la cricca minacciando l'espulsione dal pullmann.
Qui la cricca si calmava e si dedicava ad attività a basso profilo e poco rumorose come mostrare il didietro dal finestrone posteriore alle macchine che transitavano dietro il pullmann!
 
Amici qui concludo e vi saluto.
Andrò in vacanza in una località segreta non raggiunta dalla civiltà e, nutrendomi di frutti spontanei della terra e cacciando e pescando trascorrerò alcuni giorni in completo relax.
Un abbraccio a tutti e ... a toute l'hoeur!!
Vostro G.
 
 
 
July 26

L'ultimo dei romantici

Amici!
Qualche giorno fa sul muro della stazione Arst di via Roma fronte porto è comparso un manifesto pubblicitario 6x3, recante la seguente scritta, senza immagini:
 
Grazie...
perchè mi hai sopportato per i primi due anni dei cento concordati... 
PERCHE' MI FAI I PUNTI...
perchè mi passi tutte le sere il talco mentolato...
perchè sarai la mamma di mia figlia...
per come ha capito la Torre Eiffel...
perchè sei coraggiosa e coerente...
perchè mi fai sorridere quando tutto è triste...
ricordati sempre che non è la quantità dei momenti belli della vita ma la qualità
...LILLO
Hai capito Lillo?
Costui, cagliaritano D.o.c dal modo di scrivere (mamma di miafiglia, come miamammamiamoglie, miamici) è veramente l'ultimo dei romantici. Cioè trovatemelo nel 2007 uno che affitta un 6x3 per scrivere quattro frasi criptate per i più, ma sicuramente d'effetto per la fortunata destinataria!
Ovvero l'intento è buono, solo che Lillo ha trascurato una cosa fondamentale. Adesso chiunque fa delle congetture per capire che cacchio vuol dire in quel cartello! Io non mi esimo.
Allora: ok per il sopportato due anni, ok per la mammadimiafiglia, ok per il coraggiosa e coerente, ok per i momenti tristi, ma Lillo ci spieghi che punti ti fa lei? Che cazzo vuol dire MI FAI I PUNTI? Non ditemi che non avete pensato tutti la stessa cosa: Lillo e Lilli (la chiameremo così per convenzione ok?) sono una di quelle coppie aperte che nel bel mezzo della Prima fermata si dedicano alacremente alla rimozione dei PUNTI NERI dalle rispettive schiene!!! E qui giù di vomito! AZZ!
Qualcuno, mia moglie nella fattispecie, ha fatto una lettura più azzardata: Lilli è un chirurgo e Lillo è un masochista ossessivo-compulsivo. Lei lo gratifica (ognuno lo fa come può) SUTURANDOLO! Già mi immagino le conversazioni:
LILLO: dai amore fammi i punti stasera!
LILLI: no Lillo stasera no ho mal di testa! (TOOOO LILLO! TI HO MANDATO IN BIANCO! TE LO MERITI!)
Poi il discorso del talco mentolato. Ho un ricordo non molto piacevole del suddetto presidio medico-chirurgico, lo si utilizzava ai miei tempi per lenire il prurito degli esantemi delle varie malattie infettive esantematiche appunto. Tipo la varicella. E qui vomito di nuovo all'idea di Lillo completamente coperto di piaghe purulente (certo provate voi a venire suturati così, a vuoto!) e Lilli con abnegazione da Florence Nithingale, gli passa il talco con un tampone di ovatta.
Poi la Torre Eiffel. Cioè Lilli ha capito la torre Eiffel. Beh ok! Sono contento. MA DICO CHE CAZZO C'E' DA CAPIRE DELLA TORRE EIFFEL? Una struttura in acciaio, abbastanza vecchia, molto alta che sta a Parigi! I più approfonditi capiscono che si chiama Eiffel perchè è stata progettata da un ingegnere francese di nome Eiffel! MA, LILLO, DICO IO, CHE CACCHIO C'E' DA CAPIRE LA TORRE EIFFEL??? A meno che...a meno che...a meno che...vuoi vedere che Lillo si riferisce alle spropositate (millantate) dimensioni del suo peduncolo urino/riproduttivo? MADAME; VOI LA' POUR VOUS LA TOUR EIFFEL! Oppure, Lillo e Lilli sono due tossicomani e Lilli, come solo i tossicomani sanno fare, ha disquisito per 3 quarti d'ora su un improbabile significato della Torre Eifffel per l'umanità... bah!
L'ultima frase è tipica del personaggio di Lillo. Cioè è sintatticamente incompleta! Leggetela con attenzione e mi direte! Cioè non è la quantità ma la qualità...cabitto? tipico cagliaritano: non è a dire, non è a fare. Lillo manca qualcosa! Tipo: ...che conta...oppure...che è importante...
Povero Lillo, l'ultimo dei romantici, e speriamo che non faccia scuola adesso!
Ciao a tutti
G.
P.s. ho allegato una fotina del 6x3!
July 19

Poveri notai...

Non è uno scherzo. Lo potete verificare. Sta sull'Ugnone di oggi 19 luglio. E' notizia: fare il notaio è un mestiere usurante.
Lo dichiara senza alcuna ombra di pudore Roberto Putzolu, notaio con 39 anni di professione, al giornalista Fabio Manca. "Le responsabilità sono alte e aumentano sempre e se sbagliamo corriamo rischi enormi".
Insomma un lavoro usurante quello del notaio, tra rogiti e firme su atti, dopo 40 anni di onorata professione, ormai avvezzi ad un alto tenore di vita, vanno in pensione con una cifretta da fame pari a € 4500 al mese. I notai giustamente vorrebbero "una pensione più alta e che si abbassassero i limiti di età".
"Certo" continua il notaio Putzolu (che da un rapido calcolo dovrebbe avere circa 65 anni) "non è usurante leggere un atto, firmare e riscuotere l'onorario, ma tutto quello che c'è dietro: un aggiornamento professionale costante e obbligatorio, accertamenti continui per verificare che ogni passaggio sia sempre perfetto". Naturale.
E qui il giornalista, bastardo dentro, fa: Certo che poveri non siete! E il Putzolu candidamente: "Certo, ma intanto non possiamo evadere, poi il 20% dell'onorario è l'IVA, il 40 va via con l'IRPEF. Poi ci sono le spese di studio, l'aggiornamento professionale."
PUTZOLUUUU!!! MA BACCAGA'!!!!
Non credo ai miei occhi! Ma questo scemo l'ha intervistato uno più scemo di lui!
Ma se io fossi stato il giornalista mi sarei procurato una bella querela perchè l'avrei insultato a manetta questo rincoglionito! Ma vi rendete conto??? NON POSSONO EVADERE!!!!!
PUTZOLU!!!
Svegliati nonno, NESSUNO PUO' EVADERE, LO SAPEVI? SAI CHE QUALCHE TEMPO FA, DOPO L'UNITA' D'ITALIA QUALCUNO HA ISTITUITO IL REATO DI EVASIONE FISCALE??? CI SONO DEGLI OMINI VESTITI DI GRIGIO CON LE STRISCE GIALLE CHE TI SI INCULANO SE EVADI?
CI VORRESTI DIRE QUINDI CHE SICCOME TU SEI SOTTO SCHIAFFO E NON PUOI EVADERE SEI POVERO E FAI UN LAVORO USURANTE?
MA PERCHE' NON VAI A LAVORARE IN MINIERA NOTAIO DEL MIO CAZZO?
PERCHE' NON LO CHIEDI AI METALMECCANICI COS'E' UN LAVORO USURANTE? PERCHE' NON CHIEDI AGLI AGRICOLTORI CHE A FINE VITA DI MERDA, DOPO ANNI DI CULO, PRENDONO 400 EURO DI PENSIONE?
CERTO CHE NON TE LA SARAI POTUTA PERMETTERE LA VILLA! NON TI SARAI POTUTO PERMETTERE LO STUDIO/MUSEO CON I QUADRI ANTICHI, VISTO CHE NON POTEVI EVADERE!!! O I TUOI FIGLI SARANNO CRESCIUTI NELLA PRECARIETA' DEL FUTURO VISTA LA TUA POSIZIONE!
NOTAIO, LO SAI CHE AI LAVORATORI DIPENDENTI NON VIENE NEANCHE IN MENTE DI EVADERE? NON LO POSSONO FARE PERCHE' LO STATO I SOLDI GLIELI DA' GIA' TASSATI!!! QUELLI LE TASSE LE PAGANO ANCHE PER TE E TUTTI QUEI BASTARDI CHE LE EVADONO!!!
BASTA...GUARDIE, PRENDETELOOOOOOO!!!!!
Ehm... sorry...ho perso per un attimo il mio proverbiale aplomb inglese.

Io il notaio Putzolu Roberto, vecchio rincitrullito con 39 anni di notariato, non lo processo: LO CONDANNO IN VIA DEFINITIVA A LASCIARE LA SUA POLTRONA DI PELLE DI SCROTO DI NEGRO,E LA SUA SCRIVANIA CON L'ODORE DI PALLE DI NAPOLEONE E A ESSERE INCATENATO ALLA BASE DELLA STATUA DI CARLO FELICE E ESSERE PRESO A BUSSINARASA A FACCI DA TUTTA LA POPOLAZIONE!

Orsù dunque o tutti voi che se fate mestieri usuranti, ringraziate ogni giorno di farli perchè almeno ce l'avete un mestiere usurante! Tutti voi che piangete sulla vostra busta paga rendendovi conto che lo stato come il magnaccia con la puttana, se ne fotte la metà! Tutti voi che finchè state bene al padrone avete un piatto di pane e cipolla da dare ai vostri figli e pregate di stargli sempre bene perchè poi se no... Tutti voi pensionati "minimi" che oltre alla vecchiaia che incombe avete la preoccupazione di come arrivare alla fine del mese e poter pagare i conti. Altro che 4500 euro al mese! .....tutti voi prego! Venite! avvicinatevi al Notaio Putzolu! Oggi si fà festa! Scaricategli pure in faccia le vostre frustrazioni, non si paga, è gratis e  chi butta giù un dente in regalo altre tre bussinarasa! Venghino siori venghino!

Vostro

G.

July 11

A Piero Ricca

Questo lo pubblico in onore di Piero Ricca, cittadino che parla per nostro conto. Uomo come noi che diversamente da noi non solleva sempre le mani dicendo "Scusate tengo famiglia!"
E queste sono le sue parole contro la mignotta del Berlusca.
 

"In nessun paese civile sarebbe considerato un giornalista: in Italia dirige un telegiornale nazionale su una rete che la corte costituzionale ha giudicato fuorilegge.

Molti lo considerano solo una macchietta: in realtà è uno squadrista del video.

Manipola, diffama censura: PER COMPIACERE IL PADRONE.

Nel PARTITO-AZIENDA la sua funzione è suggestionare il segmento meno evoluto della platea televisiva: uno zoccolo duro da un milione di voti.

Nel 1995 disse a Indro Montanelli: “SEI UN VECCHIO MALVISSUTO POLITICAMENTE, e UN RIMBAMBITO. VERGOGNATI.”

(Piero Ricca su Emilio Fede)

 Allora: Emilio Fede ha un fan club con un sito www.emiliofedefanclub.it 

Lì c'è un link con un form per inviare una lettera al Direttore. Non è bene inserire insulti. Copiate e incollate il testo di Piero Ricca e inviatelo.

Io l'ho già fatto.

Saluti

G.

Intermezzo dolente...

Amici intervento dolente per segnalarvi che oggi la Guardia di Finanza ha oscurato il sito di Piero Ricca, cittadino italiano che manifesta pubblicamente il suo dissenso pubblicamente tramite il suo sito appunto, peraltro seguitissimo. E' stato oscurato a seguito di una querela da parte di Emilio Fede, la puttana di Berlusconi, querela per avere aspramente (ma giustamente credetemi) criticato il circolo della stampa.
Di seguito pubblico il post che Ricca ha inserito nei siti amici per comunicare il fattaccio ai suoi sostenitori: con la preghiera qualora aveste un blog e qualcuno che vi legge di pubblicarlo a vostra volta e farlo pubblicare. Più persone leggono il post di Piero e più Emilio Fede la prende nel culo!
Ricca è uno che fa paura. Fa paura perchè è libero e parla liberamente su ciò che in questa Repubblica delle Banane ancora non va.
 
Baci.
G.
 
P.s. Il video di You Tube cui Piero si riferisce è presumibilmente questo: http://it.youtube.com/watch?v=5KbGNQwO7es
 
SITO BLOCCATO DALLA FINANZA (www.pieroricca.org)
"Sono Piero Ricca.
CARI AMICI, NON POSSO AGGIORNARE IL BLOG. Mi è stato chiuso con atto della procura di Roma, un “sequestro preventivo” notificatomi alle 14,00 di oggi da due agenti della guardia di finanza del “nucleo speciale contro le frodi telematiche”, venuti da Roma. Il sequestro proviene da una querela per diffamazione presentata da Emilio Fede nei miei confronti per la famosa contestazione al circolo della stampa. Con il medesimo provedimento hanno cancellato un mio post relativo alla vicenda Fede e i commenti in calce. Non hanno potuto, per motivi tecnici, togliere il video da youtube.
Naturalmente farò immediata richiesta di dissequestro. Intanto posso solo scrivere queste righe in questa sede. Fra poco manderò un comunicato ai siti amici, e vi chiedo fin d’ora di farlo girare.
Con Fede ce la vedremo in tribunale, magari davanti a uno dei magistrati diffamati e spiati negli anni del governo del suo datore di lavoro.
E continueremo a criticare lui e i suoi simili sulla pubblica piazza, in nuove manifestazioni di dissenso.
Nessuno riuscirà a sequestrare la libertà di espressione, mia e degli amici di Qui Milano Libera e del blog: questo è certo.
Grazie a tutti." A presto, Piero.
July 10

Come se non bastasse è estate... (parte seconda)

Ragazzini del genere dovrebbero stare al Riformatorio Wilkinson (quello del film)! Ai miei tempi anche i giochi erano diversi. I ragazzini che avevano le pistole ad acqua erano piuttosto ricchi. Erano pistole però, il cui getto poteva intimidire solo una formica, non questi cannoni che se beccano il vecchietto cardiopatico gli facilitano il trapasso! Poi ai nostri tempi esisteva anche il sano e ormai ahimè dimenticato istituto de SA BUSSINARA A FACCI, se minimamente ti azzardavi ad importunare qualche "grande"! Adesso se solo ti azzardi a dire "OH!", solo perchè sei stato sepolto dalla sabbia tirata dal ragazzino deficiente di turno, senti il frastuono degli elicotteri sulla testa, e una voce dal megafono: "STAI FERMO CON LE MANI IN ALTO, SEI CIRCONDATO, PEDOFILO!!!" Ma che cazzo pedofilo! Al massimo sarò PEDOFOBO!
Per le guerre tra ragazzini, ai miei tempi, invece di queste armi di distruzione di massa moderne, c'era un'arma veramente affascinante: SU GAVETTONI. Cioè per i più ricchi il palloncino apposito che riempito sulle fontanelle di bronzo (anche quelle non ci sono più, adesso l'acqua la devi comprare al bar ad una quotazione simile a quella dell'oro a Wall Street!) di una quantità congrua d'acqua e SQUARTARATO alla giusta velocità si rompeva diffondendo il suo fresco e traumatizzante contenuto. Per i bimbi più poveri invece il gavettone era la bustina della farmacia, quella della drogheria, in plastichina con i manici, che riempite bene contenevano più acqua dei palloncini e potevano anche essere riutilizzate. Questo per le armi leggere. Poi c'era l'artiglieria. Ovvero: la busta del supermarket. I più grandi potevano usare anche l'artiglieria pesante: la BUSTA DI ALIGA. Sì, proprio lei quella nera. Contenuto: circa 15 litri d'acqua. Più che un gavettone un attentato. Bello però. Si organizzavano inizialmente delle timide scaramucce. Che poi coinvolgevano altri ragazzini e diventavano delle faide. Poi battaglie. A fine giornata la spiaggia sembrava il campo di battaglia dell'assedio di Minas Tirith, nel Signore degli Anelli! Una variante era, sempre per i più grandi e indipendenti, il GAVETTONE GHIACCIATO, ovvero borsa frigo piena di palloncini già pieni a 3 gradi con tanto di siberini!!! Variante più rara di queste attività belliche da spiaggia era la tauledda con il grilletto e il mirino per sparare gli elastici! Vi garantisco che un elastico a pressione ricevuto a mesu schina, per giunta NUDI, non era piacevole affatto.
I giochi erano infiniti e riempivano l'intera giornata. I più grandi organizzavano delle goliardate niente male. Ricordo ad esempio tra tutti lo scherzo del PERDIGONE (sorta di grosso sasso, ma più ignorante, più rozzo, frastagliato,grezzo) nascosto sotto il castello di sabbia. Chi organizzava lo scherzo sapeva perfettamente che il ragazzotto della greffa accanto si divertiva a distruggere con un calcio alla Paolo Rossi il castello della greffa avversaria. Quindi coinvolgeva tutta la greffa nella costruzione del castello, ne veniva fuori una grande opera, tutta merletti, ponti, cunicoli di passaggio dell'acqua, roba su cui poteva gravare tranquillamente l'ICI. Naturalmente ambitissimo per la distruzione da parte del nemico che osservava in silenzio in attesa che i costruttori si allontanassero dalla costruzione. C'era sempre uno che iniziava per primo a girellare intorno al castello, quello più sfacciato della cricca. Solitamente il primo che prendeva la rincorsa dai 30 metri e.........TRAAAAAA! Il calcione di collo pieno, oltrepassata la sabbia del castello si infrangeva sul perdigone subdolamente nascosto! Risultato: tre ore al Pronto soccorso del Marino e fasciaturone per i più fortunati! Che fascino...
C'erano poi altri scherzi che riassumerò in breve: la CRASTATA (colpo dato col dorso della mano sulle gonadi, con gesto leggero e veloce, OUUUCH!); la SCESA DELLE MUTANDE (appunto la breve discesa e risalita dello slip di 5 o 6 baldi giovani in formazione, al passaggio di qualche gruppetto di ragazze in passeggiata, ad evidenziare altrettanti 5 o 6 membri allazzanati! Urla e strepiti! Divertentissimo!); lo scherzo del BOCCAGLIO (il baldo giovane si aggira furtivo nell'acqua bassa con maschera e boccaglio, a pelo d'acqua stile squalo, punta la vecchietta di 160 kili infreddolitissima che cerca piano piano di entrare in acqua acclimatandosi lentamente, si avvicina, immerge il boccaglio quanto basta per riempirlo di acqua freschissima, punta la vecchia e .... splash!! con un soffio portentoso la bersaglia con l'acqua fresca! Si sperava poi che la signora malcapitata fosse residente in zone cagliaritane tipo San Michele o Is Mirrionis: le bestemmie, udibili fino alla bassa Marmilla, avrebbero suonato tipo: OGNUNNEMAMARUABAGASSAEGUACHIT'HAFATTUBASTARDUCHINOSESATTRUCHIBENISIINNOI
TISEGUSUGULU!!!!);
poi la SABBIA NELLE MUTANDE, il TELEVISORE (fulminea mostra del sedere nudo e bianchiccio a chicchessia), i TELEVISORI (variante collettiva del precedente scherzo, in formazione sul bagnasciuga) il BACIO FINTO (due baldi si piantano di fronte al bagnasciuga dove le famigliole composte da babbo mamma 3 figli nonna nonno e zia, preferiscono stanziarsi; si mettono l'uno fronte all'altro chiaccherando sottovoce, poi sempre più vicini fino a fingere di baciarsi in bocca, naturalmente frapponendo a barriera una mano invisibile, e accarezzandosi reciprocamente sulla schiena: effetto linciaggio collettivo assicurato!) e tanti altri che ora la memoria non mi permette di scrivere.
Provate ora a guardare le cricche di ragazzini al poetto: l'unico rumore che sentite è quello dei tastini dei telefonini. Sono lì che messaggiano per tutto il giorno, anche se i destinatari dei loro messaggi sono duecento metri più avanti nella stessa spiaggia. I-POD e telefonino. Belli isolati dal resto del mondo. Bah...
(segue)
July 07

Come se non bastasse è estate... (parte prima)

Amici!
Un fatto straordinario riportato da qualche giorno su tutti i giornali, telegiornali, giornali radio: è estate. Fa caldo. Le temperature sfiorano i 40 all'ombra. L'energia elettrica non basta più e il rischio black out è alle porte. Se siete novantenni evitate di andare a trombare in 127 all'una del pomeriggio nel piazzale del S.Elia. Non indossate il Loden e cercate di non abboffarvi di maialetto ingrassato e struttato arrostito nella pancetta e nel lardo ma sopratutto evitate di innaffiarlo con il Lagavulin 12 years old.
Ma dai?
Ho casualmente tra le mani un quotidiano del 1976, il mio anno di nascita, un quotidiano del 15 luglio. Titoli: l'Italia nell'afa: 40 gradi e i consigli su come affrontarli.
C'è anche l'intervista del medico di turno su come affrontare il caldo. Pensate nella preistoria degli anni '70 (antigusu!) i consigli erano sempre quelli: bere molta acqua, uscire nelle ore fresche, mangiare frutta e verdura, vestirsi di lino o cotone bianco, portare un cappello leggero (specie per i calvi, SAMUUUUU!), evitare i viaggi in macchina nelle ore calde (al tempo non c'era l'aria condizionata!) etc. etc.
Cioè la stessa identica menata.
Volete vedere che tra un mese circa i giornali parleranno di ESODO? Scommessa? e circa i primi di settembre di CONTROESODO? Vogliamo contare gli articoli e i servizi che titoleranno così?
Mah.
Mah un cazzo! Se questi giorni venisse giù la neve a Pantelleria e al Poetto ci fossero i pinguini e 3 gradi allora sì che si potrebbe scrivere un articolo!
A ri-mah.
Sta di fatto che, inesorabilmente, immancabilmente è arrivata l'estate. Si suda. Le ferie sono ancora lontane e a causa della mia piccola principessa in imminente arrivo le trascorreremo ancora un anno a Cagliari. Poetto. Cioè ve lo immaginate il giorno di Ferragosto al Poetto?
Anni fa, quando ancora al Poetto esistevano i casotti l'atmosfera era di festa paesana, il popolo dei casotti si preparava una settimana prima e quel giorno passava in modo memorabile. Sono bei ricordi per noi che all'epoca eravamo bambini. A proposito c'è un bel libretto, il copione di uno spettacolo teatrale del mio amico fraterno Elio Turno Arthemalle attore e regista teatrale, scritto a quattro mani con il giornalista Vito Biolchini, edito dalla casa editrice Condaghes, Estate N°10, che per la modica cifra di €5 vi racconta come fu quell'ultimo giorno di Ferragosto prima che i casotti fossero definitivamente abbattuti perchè pregiudicavano l'ambiente e l'estetica del Poetto. Beh date retta a uno che l'ha visto prima e dopo: un Poetto così come quello dei casotti io non l'ho più visto. Non ha mai più avuto lo stesso fascino. Il fascino di quelle dune alte che per superarle e arrivare a una distanza decente dal bagnasciuga con tua zia vecchia la dovevi imbracare con la corda dell'ombrellone e tirarla con tutte le forze. Il fascino di quelle schegge di legno che ti entravano nelle seppiette e ti trafiggevano i piedi. Il fascino dell'odore degli stronzi depositati sotto i casotti da casottisti e non in urgenza defecatoria. Il fascino della Sella del Diavolo che non appena superati i Casotti si stagliava in tutto il suo splendore. Il fascino dell'odore di cucinato che proveniva dai casotti all'ora di pranzo. Il fascino delle urla "MASSIIII, MASSIIIII!!!!! BAGAMUNDU VIENI A MAMMA CHE TI DOCCIO CHE LA PASTA é QUASI PRONTAAAAA!!!"
Il fascino del rito dell'installazione dell'ombrellone! Allora: babbo è il trasportatore ufficiale dell'ombrellone che è realizzato in legno con un tessuto floreale orribile e frange bianche. Il babbo porta anche un martello sospetto in mano. Il figlio grande per diritto di nascita porta il bastone con orgoglio. Arrivati alla spiaggia si riunisce il consiglio di famiglia: ordine del giorno il punto esatto dove piantare l'ombrellone. Finito il consiglio in circa mezz'ora, si inizia a scavare nel punto stabilito: tutti i bambini scavano con le mani a creare una voragine congrua. Il figlio grande tronfio nella sua investitura infila nella voragine il bastone che ha un puntale di metallo. Poi entra in azione il martello misterioso: con alcuni colpi secchi impartiti con forza virile il babbo pianta il bastone nel sottosuolo sabbioso. Dopodichè tutti con le mani a cucchiaio tappano il buco intorno al bastone e con i piedi pestano bene la sabbia. Viene issato l'ombrellone e viene aperto con rumore di ruggine e "bagassaeva" di babbo che si è cassato le mani nei ferri.  A questo punto il clou del rito: babbo si solleva eretto a petto in fuori, si lecca l'indice della mano destra lo innalza per qualche secondo chiudendo gli occhi, lo punta  e decreta: "il vento viene da lì!" Il figlio grande, sempre per diritto di nascita, prende il puntale di legno lo pianta nella sabbia in direzione contraria rispetto a quella del vento e il babbo sempre con delle martellate secche lo piantava a terra. Il puntale poi veniva legato all'ombrellone. Controventato. Che bello. L'ombrellone poi diventava per una giornata la dependence del casotto. Tutto veniva sistemato lì sotto. Che fascino...
Il fascino dei radioni, specie di condominii dell'alta fedeltà che i ragazzotti in età da marito, prestanti e pelosi (al tempo chi si depilava era CAGHINO E BASTA!!!), portavano sulla spalla con la loro musica preferita a 11.000 decibel a beneficio di tutta la spiaggia che ringraziava. Il fascino delle coppiette che un pò scostate dagli altri bagnanti, stese nello stesso striminzito asciugamano, si scambiavano effusioni. Il fascino dello slippino, mutandina semplicissima in acetato, striminzita anche lei (ora se non hai un costume che ti copre le caviglie non sei figo!) che quando facevi la SQUARTARATA IN ACQUA, sorta di tuffo ma MOLTO più plateale e scomposto, caratterizzato da almeno duecento metri di rincorsa e da urla sovrumane, si toglievano inesorabilmente, lasciando il tuffatore, che si sollevava  subito per vedere le facce ammirate degli spettatori, con l'orchestrina pelosa e bianchiccia tutta fuori.
Il fascino delle ragazze, magre, grasse, cicciottelle, normali e un pò pelosette anche loro, camminavano fino allo sfinimento avanti e indietro per la battigia per "sciorarsi".
Il fascino del pane e mortadella che all'una ti divoravi seduto sulla sabbia dopo aver schiamazzato, corso, nuotato, giocato in acqua a impersonare il mitico Zagor in lotta contro qualche mostro marino non identificato, per l'intera mattinata.
Ahhhh....(sospiro nostalgico)
Ora tante di quelle cose non ci sono più. Ora andiamo allo stabilimento. Lì ci sono sempre i casotti ma li paghi come una multiproprietà a Marilleva. Lì arrivi e ti sembra di entrare in un centro commerciale, senti il rumore delle slot machines con i soldi che scendono. Tutto va a soldi. Arrivi e ti metti il costume interissimo, gli zoccoli di moda, prendi la sdraio di moda e scendi nella spiaggia di moda. Comunque quella stessa sabbia direte voi...NOOO! Perchè ci si è messa una combriccola di ben pensanti a cercare di ridurre qualche anno fa l'effetto dell'erosione sul Poetto. E la sabbia non è più quella. Mah... è un capitolo a parte questo.
Attraversi la spiaggia salutando persone per bene che leggono "Lo Zen e l'arte di scopare" e fumano dei sigarini finissimi. Signore in carne con costumini mignon. Signori sessantenni depilati e muscolosi che si impiastricciano di olio abbronzante squadrando con occhi lascivi la bambolona dell'ombrellone affianco intenta a leggere Donna Moderna. La zaffata dell'olio abbronzante al cocco, papaya, mango maracuja kiwi aloe (non deve mancare l'aloe!) ti fa venire un istantaneo mal di testa. Continui il percorso ad ostacoli tra gli ombrelloni, tecnologici adesso, come arrivi ti salutano in multilingue "Buongiorno, Good morning, Guten Tag, Bonjour, Buenas Dias e Bom Dia" e si aprono da soli. Sono dotati di tutti i confort, ganci ergonomici multiuso, contenitori multitasking, tutto in inox o polietilene anti ruggine, vengono piantati da una macchina a pressione controllata che fa un buco di 4 metri, tipo trivella, e se c'è vento loro con educazione lo schivano. Arrivi alla tua postazione ombrellone e un ragazzino ti annega con un getto d'acqua a 4 bar del suo bazooka ad acqua, TURBO 2000! Cazzo ai miei tempi ci facevano una Thema con quel nome!
(segue...)